Forse è passato inosservato. Era sì ad Essen 2025, ma la casa editrice di Oranges and Lemons è piuttosto indie.
Però, se avete l’occhio attento, qualche foto nella community è passata.
La particolarità del tema e quell’aspetto da german old school ci hanno convinto a volerne sapere di più.
Ed eccoci quindi qua.
Ok, nel gioco i limoni sono una risorsa, ma non c’è traccia di arance.
E allora, più di altre volte, tocca esplorare il tema.
Oranges and Lemons è infatti una nota canzone per bambini che ha origini addirittura nel 1744.
L’intero titolo della Medusa Games si basa su questa canzoncina, quasi a metterla in prosa.
Un’idea davvero originale.
Oranges & Lemons


Autori
Richard Denning

Editore
Medusa Games

Giocatori
2-5

Età
12+

Durata
90-120 min

Costo
60€ circa
Old school rules
Oranges and Lemons è un duro e puro piazzamento lavoratori.
I materiali sono quelli della tradizione german: cubo, tabellone, tessera, pedina.
Nessun fronzolo, ma tutto in cartone e legno.
Spiritose e inusuali le risorse: limoni, mattoni, pancakes e padelle.
Alla fine, visto che il nome conta quello che conta, perché non usare risorse buffe?
Una piccola Londra sul tabellone
Se il materiale è spartano, la grafica è abbondante, gradevole e dettagliata.
Il tabellone, ad esempio, in questo senso è molto “ricamato” senza per questo perdere funzionalità (si veda l’affaire Transgalactica).
Al centro del tabellone troviamo rappresentata la cattedrale di St. Paul, attorno alla quale sono stati collocati gli spazi per i lavoratori in attesa di essere giocati.
In questo modo è costruito un ordine di turno.
Quartieri come spazi azione
Gli spazi azione sono negli angoli del tabellone, raggruppati a quattro a quattro.
Nell’articolo ci riferiremo a questi spicchi come “quartieri”, visto che hanno gli stessi nomi delle zone di Londra citate nella filastrocca.
Ogni quartiere ha uno o più spazi azione, ovvero slot disponibili per un singolo lavoratore.
In totale abbiamo 16 quartieri per altrettante azioni di diverso “spessore”.
Alcuni sono cioè solamente dedicati alla compravendita di risorse, ma altri arrivano ad essere quasi dei mini-giochi.

Ogni quartiere può ospitare uno o più slot per i lavoratori
Piccoli imprenditori crescono
Oltre a una collocazione geografica, Oranges and Lemons ci offre anche una collocazione temporale.
Siamo all’inizio del XVIII secolo ed ogni giocatore è un piccolo imprenditore. Anzi, un micro-imprenditore.
Infatti ha solo due lavoratori, un essenziale magazzino (nella propria plancia) e in pratica porta a spalla la merce.
Ma è solo l’inizio. Nel corso dei turni si potranno sbloccare miglioramenti.
Prima si otterrà un carretto e solo dopo un cavallo per trainarlo.
Un passo alla volta si arriverà anche ad avere una propria nave e a fare affari con La Compagnia delle Indie Orientali.

Ogni giocatore dispone di quelli del suo colore
Come si gioca
Dicevamo che avremo una fila di lavoratori attorno alla cattedrale di St. Paul che attendono di essere impiegati.
Il proprietario del meeple primo della fila è il giocatore di turno che lo assegnerà a uno dei 16 quartieri.
Ciascuno dei quartieri può avere più di uno spazio, dove è possibile che chi arriva più tardi debba pagare qualcosa per posizionarsi.
La fase di posizionamento termina quando non ci sono più lavoratori in coda.
Risolvere le azioni
Le azioni si risolvono a partire dal quartiere 1, St. Clements, fino ad arrivare al sedicesimo.
In pratica si procede in senso antiorario.
Come anticipato, alcune delle azioni permettono di comprare e vendere una delle cinque risorse del gioco.
Oltre alla vendita, le risorse possono essere usate per soddisfare le tessere Cargo, ovvero per esportare.
Queste navi vi aspettano allo spazio azione degli Stepney Docks.
Tuttavia le risorse acquisite devono passare attraverso la plancia del giocatore per essere stoccate.
Sarà quindi utile l’azione che permette di ampliare il proprio magazzino.

Ci sarà tempo per espanderlo
Campane di tutte le dimensioni
La prima parte della filastrocca è un “botta e risposta” fra campane delle chiese di alcuni quartieri di Londra.
Le campane sono token presenti in Oranges and Lemons e un’azione permette di costruirle nei vari quartieri.
Avere una campana in un quartiere permette di eseguirvi azioni potenziate o di avere abilità speciali.
Il punto è che ogni chiesa accetta solo una campana.
Ogni giocatore ha 3 tipi di campane: piccole, medie e grandi.
Una campana di misura più grande può scacciare una di dimensioni più piccole, che dovrà essere spostata su un’altra chiesa.
Business ad alti livelli
Comunque Oranges and Lemons non è solamente basato sulla compravendita di merci e sul soddisfacimento delle tessere Cargo.
Ci sono azioni più a carattere… finanziario.
A St. Martin’s si potranno cioè prestare soldi a fronte di interessi e a St. Helens si scambiano azioni, il cui prezzo varierà di round in round.
Si potrà anche investire nella Compagnia delle Indie.
Pagando un costo, ovvero facendo un investimento, potremo scegliere una delle tessere EIC Ship che usciranno dal sacchetto.
È possibile anche che l’investimento appena fatto vada in perdita.
Ma volete invece darvi alla politica?
Andate a Bow) e comprate i voti per diventare sindaco di Londra.
Svolta l’azione, il lavoratore si rimette immediatamente in coda alla cattedrale, ridefinendo l’ordine di turno del round successivo.

La fine del mercato e la resa dei conti
Una partita a Oranges and Lemons non ha un numero di round predefinito.
Ad ogni round si aggiorna la vetrina dei Cargo e la partita termina quando la pila di pesca è esaurita.
Tuttavia, per varie ragioni, la vetrina si aggiorna quasi sempre di due tessere per round.
Facendo un paio di conti si evince che una partita a Oranges and Lemons dura all’incirca 12 round.
Si passa poi alla conta dei punti.
Insalatona di punti
Pochi sono i punti che si raccolgono durante la partita, mentre la quasi totalità è assegnata a fine partita.
I diversi mini-giochi e i modi di fare punti sparsi nel gioco non possono che portare a un’insalata di punti finale.
Che “non è un difetto, è carattere“, direbbe qualcuno.

Una maggioranza per ogni cosa
In effetti costruire campane e allargare il proprio magazzino sono entrambe strategie che forniscono punti.
Punti arrivano anche dalle tessere Cargo completate (le esportazioni) e dalle navi della Compagnia delle Indie.
Insomma, ogni spazio azione è collegato in maniera diretta e indiretta al fare punti.
Inoltre ci sono ben 8 categorie di maggioranze. Se ad esempio ogni 5 monete danno 1 punto, chi è più ricco guadagna 5 punti e il secondo 3.
Avere una singola azione è di per sé poco proficuo, ma può essere vantaggioso se siete stati gli unici a comprarne una.
In conclusione
Dopo Bier Pioniere, un altro german dal sapore vintage. Nessun effetto wow nella componentistica, nessuna miniatura di cui non si capisca lo scopo.
Sì, una grafica elaborata, ma piacevole e a supporto del tema.
Certo i 16 spazi azione, con le tessere e i tracciati che corrono sui bordi, rendono un po’ tutto affollato e non molto ergonomico.
Viene comunque in aiuto del giocatore un player aid che non lo costringe ad allungare il collo ad ogni turno.
Tenete conto anche che il gioco è indipendente dalla lingua.
Al limite vi perderete i versi della filastrocca riportati sul tabellone, che però è una chicca.

Regolamento da rieditare
Il regolamento non è chiarissimo.
Forse qui si sconta un po’ di inesperienza. Troviamo infatti un buon numero di refusi, alcuni dei quali non compromettono la comprensione del testo.
Altre volte invece si rimane un po’ spiazzati.
C’è da dire che con umiltà l’autore (o l’editore) ha risposto su BGG alle varie richieste di chiarimento.
È stato anche pubblicato, e aggiornato più volte, un file che raccoglie tutte le FAQ.
A questo punto sarebbe utile ripubblicare il regolamento almeno in formato PDF.
Buona l’idea delle maggioranze
I german molto spesso sono tacciati di essere, in buona parte, solitari di gruppo.
L’ultima volta ne abbiamo parlato presentando Tianxia, dove gli autori hanno introdotto una meccanica di coopetition proprio per aumentare l’interazione.
Qui gli autori scelgono forse una strada più semplice e meno elegante di quella di Tascini e socio, ma comunque molto efficace.
Il fatto che ci siano in palio ben 8 premi di maggioranza fa sì che i giocatori si osservino l’un l’altro in maniera guardinga per tutta la partita.
Dopo qualche round è chiaro cosa tralasciare perché si è ormai fuori dai giochi.
Allo stesso tempo è possibile scovare opportunità per fare il colpaccio.

Un sacco di cose da fare
Tante azioni, almeno due tracciati importanti e 5 tipi diversi di risorse.
Almeno due fonti di approvvigionamento “diretto e certo” di queste merci e altrettante per la vendita.
Con un semplice ma efficiente mercato a Shoreditch.
Insomma tanta roba e un’ampia scelta di azioni con il sistema di maggioranze che funziona, per così dire, già di per sé come un primo bilanciamento.
Tutte queste possibilità e modi di fare punti non rendono però l’esperienza opaca.
Si riesce comunque a vedere chi è in vantaggio, perché e cosa fare per ostacolarlo.

Tante considerazioni da fare
Quindi che cosa faccio a questo turno? Consegno a St. Helens delle merci?
Ok, ma così quel lavoratore sarà probabilmente l’ultimo nel prossimo round.
Però non mi si ripresenterà questa occasione tanto presto.
Forse meglio approfittare.
Magari, nello stesso round, con l’altro lavoratore posso raccogliere altre merci, così da soddisfare un Cargo migliore.
Oppure, visto che abbiamo iniziato da poco, cambio completamente strategia e presto denaro per incassare interessi nei prossimi round?
Questo è un tipo di considerazioni che potreste fare in una partita di Oranges and Lemons.
Con giocatori ricchi perché hanno speculato sul mercato azionario, mentre altri hanno punti e rendite dalla Compagnia delle Indie.
Insomma, Oranges and Lemons sembra offrire un sacco di strade per la vittoria.

Circa la scalabilità
L’ordine di turno è importante. Il gioco scala in base al numero di giocatori, chiudendo spazi per tavoli più piccoli.
Sia in due che addirittura in cinque, Oranges and Lemons ha girato a dovere.
Probabilmente, soprattutto alle prime partite, il numero ottimale di giocatori è 3 o 4.
Un tocco di Vanuatu
Prima si posiziona e poi si risolve seguendo un ordine.
Può essere che abbiate messo il carro davanti ai buoi, ovvero abbiate inviato un lavoratore in uno spazio azione di consegna, sperando di acquisire risorse con un altro.
Se tutto va bene, è una buona strategia, ma se avete fatto i conti senza l’oste, potreste trovarvi con nulla da consegnare.
Insomma, qualche round può andare a vuoto.
Sensazione sgradevole che da un lato potrebbe essere frustrante, dall’altra solleticare l’appetito di qualche hardgamer.

Here comes a candle to light
Le prime strofe della filastrocca Oranges and Lemons parlano di chiese di Londra e campane, che infatti troviamo nella scatola.
Più sibilline e macabre le ultime righe. Venivano usate per chiudere un gioco per bambini, una sorta di girotondo con player elimination.
Ma parlando di decapitazione potrebbe esserci un rimando a Enrico VIII e le sue mogli.
Di preciso non lo sappiamo, ma Here Comes a Candle, citazione della seconda strofa della canzoncina, è l’espansione già disponibile di Oranges and Lemons.
Nessuna novità. Ma è un difetto?
Oranges and Lemons è il risultato di un ottimo esercizio di orchestrazione delle meccaniche.
Non tira fuori niente che sia innovativo. Il flusso “piazzo-risolvo-mi metto in coda“, ad esempio, ha un retrogusto alla Caylus, se me lo consentite.
Preferiamo una scelta di questo tipo però, rispetto a voli pindarici per stupire ad ogni costo.
Pensate ad esempio alla pulizia di 1923 Cotton Club: nessuna novità, ma un’esperienza piacevole.
Anche qui gli autori ci offrono un flusso di gioco pulito con poche eccezioni, proprio come i giochi di una volta come quello citato.
Certo, il regolamento scritto in maniera “non canonica” e i numerosi refusi richiedono un po’ di pazienza per entrare nella Londra di fine ‘700.
Aspettiamo magari una rettifica ufficiale, ma nel frattempo siamo curiosi di provare l’espansione.








