Appena si approda nel mondo del “gioco moderno”, la prima classificazione con cui si viene a contatto divide i giochi in due macro categorie: german e american.
I “germanisti” sono persone che evitano l’incertezza. Stando alla lontana dai dadi da lanciare e minimizzando il contatto con le carte da pescare, pensano in questo modo di avere ucciso ogni componente di incertezza.
Leggere “L’Incertezza nei Giochi” di Greg Costikyan, qui per Edizioni Hypnos, potrebbe far cambiar loro idea.
Ricorderete come vi consigliai i libri ludici da leggere per Natale. Quando ho scoperto “L’Incertezza nei Giochi”, non potevo che farlo ricadere nella mia shortlist.
Avevo letto in rete che Costikyan afferma che ci sia incertezza nel gioco degli scacchi.
Fermate tutto. Incertezza nel mondo degli scacchi?
Ma in che senso?
L’Incertezza nei Giochi


Autori
Greg Costikyan
(trad. Barbra Bucci)

Editore
Edizioni Hypnos

Costo
15€ circa
E’ stato fatto uso di AI per la creazione di alcune immagini
Carneade! Chi era costui?
Mi cospargo il capo di cenere. Ormai bazzico quest’ambiente da un po’ ma non conoscevo Greg Costikyan. Credo che anche a buona parte del pubblico italiano questo nome sia sconosciuto.
Ed è un nostro limite.
Nato nel 1959 a New York, Costikyan è un autore di giochi a tutto tondo.
Dal gioco di ruolo (Star Wars: The Roleplaying Game) a quello da tavolo (The Creature That Ate Sheboygan, Pax Britannica), per un totale di 5 Origins Awards.
Diversi i contributi al mondo dei videogiochi.
Ecco quindi, che in “L’Incertezza nei giochi” ci può parlare di questo aspetto davvero con autorevolezza e portando ad esempio titoli che coprono davvero tutto il panorama ludico.

(credits: LinkedIn)
Incertezza, incertezza ovunque…
Facciamo assicurazioni sulla casa, perché non sappiamo se possa essere spazzata via o no da un tornado. Ma semplicemente aspettiamo che il semaforo sia verde prima di attraversare, perché potrebbe passare un’auto. Anzi, anche se è verde guardiamo a destra e sinistra.
Nella vita insomma associamo l’incertezza ad un rischio, sebbene possa essere anche un’opportunità. Di conseguenza cerchiamo di evitarla.
Nel gioco da tavolo invece la cerchiamo. E se gli amici germanisti scuoteranno la testa, ammetteranno invece che non giocheranno a un gioco risolto o sapendo comunque “come va a finire”.
La casualità, che sia randomness input (come pescare una carta da un mazzo) o randomness output (l’esito del lancio di un dado), è solo una fonte di incertezza.

Ma esistono altre fonti di incertezza
Una costante del gioco
Esistono molte definizioni di gioco. Sicuramente la sua definizione non è legata alla possibilità di vincere o perdere (vedi DnD). Anzi, fa notare l’autore, in alcuni giochi alla Space Invaders sai già che perderai.
Ma non sei certo della tua abilità, e di conseguenza del punteggio che otterrai.
Non ci avevo pensato, ma mi ritrovo nell’affermazione di Costikyan: il gioco è imprescindibile dall’incertezza ed è una costante trasversale.
Questo perché i giochi non possono essere che interattivi. Li possiamo immaginare come una macchina di cui noi percepiamo, ma non conosciamo, lo stato e che alteriamo attraverso la nostra strategia.
Diverse fonti di incertezza
Costikyan è sistematico nell’esporre una ad una le fonti di incertezza. Sebbene fra i suoi scopi non ci sia quello di stilare un manuale, per noi non-esperti lo può essere.
Sarebbe inutile sintetizzare qua una ad una le componenti che costituiscono l’incertezza nei giochi. Lo faremmo sicuramente peggio dell’autore e vi priveremmo del piacere della lettura de “L’Incertezza nei Giochi”.
Vorrei condividere con voi però alcuni spunti di riflessione che potrete proprio approfondire nella lettura.

Gli scacchi sono un gioco incerto
Probabilmente siete saltati sulla sedia. Lasciatemi però difendere questa affermazione.
Sicuramente non giocate a Tris: sapete che c’è il modo di pareggiare sempre. Eppure foglietti di carta scarabocchiati girano fra i banchi delle elementari (o forse non più per via degli smartphone?).
La stessa cosa accade per gli scacchi, parametrandoli però agli adulti in questi casi. Sappiamo che esiste una soluzione che risolve il gioco, ma non sappiamo qual è.
Un tris solo più difficile
Soprattutto giocati amatorialmente, negli scacchi la profondità della strategia è limitata a qualche mossa. La complessità dell’albero decisionale, l’insieme delle mosse e contromosse, è così profonda da essere incerta.
Ed è incerta la reazione dell’avversario alle nostre mosse o, in termini più aulici, come affronta lui la complessità del gioco. Anche in termini emotivi personali. Diverso può essere giocare contro un computer. In questo caso mi viene naturale il link a Giocatori non Biologici in Azione.

Il fattore umano
Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco, che in un anno di conversazione
Questa citazione, in maniera apocrifa attribuita a Platone, è assolutamente vera (sebbene non sia ormai uno slogan).
O meglio, a me piace giocare ai giochi da tavolo anche per l’interazione umana. Mi piace anche vedere come gli altri si comportano davanti a una sfida o, per quanto detto prima, l’incertezza che il gioco pone loro davanti in quel round.
Credenze e realtà
Prendiamo Sasso-Carta-Forbice. Se dovessi programmare al computer questo gioco, “direi al computer” di giocare con equa probabilità le tre strategie. Costikyan ci fa invece notare come questa statistica non si riscontri quando giochi con le persone. Non lo avrei mai detto.
Eppure, anche in base alla confidenza che si ha col gioco, “sasso” può essere giocato più probabilmente di “forbice”, ad esempio.
Per me è sorprendente, ma le ragioni che offre l’autore sono convincenti.

Quando la fiducia è tutto
Qui Costikyan cita Diplomacy e mi vengono gli occhi a cuoricino. Per chi non lo conoscesse, e qui può essere introdotto, può immaginarlo come un Risiko senza dadi.
In Diplomacy tutto è deterministico. Sai che per andare avanti hai bisogno di un supporto dagli alleati. Ma sai anche che non è un gioco cooperativo o a squadre. In qualche momento della partita sarai tradito o comunque dovrai essere tu a farlo.
Ed è sempre una doccia fredda, perché gli ordini dati alle unità sono consegnati segretamente ad un arbitro e risolti simultaneamente.
Una meccanica completamente deterministica manovrata da una delle più grandi incertezze: la lealtà dei giocatori.

Ok all’incertezza, ma fino ad un certo punto
Parlando con un editore, ma anche sviluppatore, mi confidò coke fosse più difficile creare un party game che un heavy game.
Buona parte dei “gioconi” (e un giorno toccherà affrontare questa definizione) sono il risultato di sovrapposizione di meccaniche.
Prendete una fetta di pane e spalmate, burro, maionese, Nutella e formaggio. Da fuori sembra appetitoso (forse) perché è grasso.
Mangiarlo può portare ad un’indigestione.
Non tutte le strade portano a Roma
Fuori di metafora, noto nei più recenti “pesi massimi” una complessità tale da spaesare il giocatore. Ha davanti a sé un sacco di scelte difficili da ottimizzare e da legare in una strategia. E probabilmente alcuni “percorsi” sono solo aringhe rosse per fare spessore.
Se poi il collante per fare stare insieme la baracca sono le eccezioni e un sistema di punteggio spiegato in 4 pagine, allora benvenuta opacità.

Ma non se ne approfitta…
Elogio ad Alta Tensione
L’altra sera è capitato di riproporre Alta Tensione a un nuovo giocatore. Ne è rimasto estasiato.
Ad un evento di GdT Roma Player avevo da gestire un tavolo di 6 persone che per la prima volta si avvicinavano a questo capolavoro di Friedemann Friese.
A fine partita in 4 cercavano il titolo su negozi online.
La semplicità paga. E Costikyan ce lo fa capire con esempi di videogiochi come Crusader Kings.
È vero che l’incertezza, e la possibile derivante opacità, è un elemento inscindibile dal gioco, ma un buon game designer deve saperla gestire.
E di recente trovo una deriva verso l’intricato più che verso il complesso.
In conclusione
Con le vacanze di Volpe Giocosa ai tropici mi sono portato dietro questo libro. Circa 150 pagine dense di concetti pensai sarebbero state a sufficienza per l’intero viaggio.
Una mattinata.
Tanto è bastato. Una pagina tira l’altra e Costikyan cita videogiochi come Civilization ed Europa Universalis, su cui ho speso migliaia di ore.
Mi piace giocare perché mi piacciono le persone
Costikyan categorizza l’incertezza sotto diversi aspetti. Alcuni, come la contingenza semiotica, risultano un po’ ostici da comprendere.
Quella che mi incuriosisce di più è proprio quella legata alle persone. Mi riferisco sia all’imprevedibilità dei giocatori, ma anche a come proprio i giocatori stessi si approcciano all’incertezza.
Magari anche a come reagiscono alla casualità, a un tiro sfavorevole.

Accettatela come una sintesi statistica
Accettare l’incertezza
E con l’occasione faccio un invito a coloro che odiano la casualità, quasi in maniera patologica.
Fatevene una ragione. Che in un wargame, e qui è citato Memoir ’44, si usino i dadi per determinare l’esito è la soluzione migliore in un contesto simulativo.
La realtà è VUCA. Quali strumenti migliori di dadi e carte per rappresentarla?
Il claim sugli scacchi? Da solo vale la lettura
Mathematics of Tabletop Games è per me un testo di riferimento sulla statistica e probabilità applicata al gioco da tavolo.
Quando ho letto la copertina di questo libro, pensavo che “L’Incertezza nei Giochi” corresse sulla stessa frequenza. La quarta di copertina mi ha fatto ricredere e propendere alla lettura: l’incertezza come ingrediente ineluttabile delle nostre vite che ritroviamo nel gioco, ma in “un modo fittizio e non pericoloso”.
Ed è subito amore.

Il gioco a 360 gradi
Se il vostro passatempo è completamente incentrato sui giochi da tavolo, alcuni esempi di Costikyan non saranno così efficaci. Non dà comunque nulla di scontato e fa una breve panoramica sull’elemento che ha chiamato in causo quel gioco.
L’esempio sui rogue-like personalmente mi ha fatto recuperare NetHack, che non conoscevo. Cita anche diversi titolo come Europa Universalis che un giocatore da tavolo potrebbe apprezzare.

(credits: Paradox Interactive)
Una traduzione attenta
Ottima la traduzione di Barbra Bucci.
L’inglese “ludico” può tendere delle trappole che rischiano di far fraintendere il testo. Spesso di game e gambling viene fatto di tutta l’erba un fascio, ma non è questo il caso.
Chiaro e diretto
L’approccio è sistematico e strutturato. L’autore non gira intorno al discorso, con panegirici cerchiobottisti. Porta riferimenti di diversi colleghi ed esperti di giochi.
In maniera netta riporta fin dove è d’accordo nelle loro affermazioni e dove invece preferisce un’altra versione.
Un buon lavoro editoriale
In “L’Incertezza nei Giochi”, oltre alla traduzione attenta già citata, è stato fatto un ottimo lavoro editoriale che valorizza i contenuti espressi da Costikyan.
La bibliografia, pardon, la ludografia è abbondante e dettagliata. Comodo anche l’indice dei nomi che rimanda alla pagina.
Ormai questo libro l’ho consunto a forza di sfogliarlo e segnando appunti a matita.
Insomma, “L’Incertezza nei Giochi” è un libro che consiglio a chi vuole approfondire il tema del gioco attraverso un testo scorrevole che si fa leggere una pagina dopo l’altra.
Spero vivamente in un secondo volume della Collana Ludica di Edizioni Hypnos.








