Se pensate a un autore a tema agricolo, magari vi viene in mente il tedesco Rosenberg. Ma non è il più bucolico del panorama ludico.
Giampaolo Razzino, CEO di Little Rocket Games, è ormai un noto autore di giochi astratti agresti.
Infatti, se per questi giochi non si può parlare di una vera ambientazione, possiamo però dire che dietro hanno un tema.
E con Crops preparate la zappa.
Già, perché se l’autore di Bracciano in passato ci aveva fatto organizzare un pollaio (Hens) e una conigliera (Coney), con Crops scendiamo nell’orto.
E ci mette un pizzico di cultura contadina che apprezzerà chi, come me, ha comunque radici provinciali (che non è un difetto).
Mio padre aspettava la corretta fase lunare per piantare i pomodori. E anche se non esistono studi scientifici che confermino questa relazione, possiamo comunque goderci Crops.
Crops


Autori
Giampaolo Razzino

Editore
Little Rocket Games

Giocatori
2-4

Età
10+

Durata
25-40

Costo
20€ circa
Componenti essenziali ma curati: cosa c’è dentro Crops
Il formato di Crops è lo stesso dei giochi della stessa famiglia pubblicati da Little Rocket Games. Se non siete degli arruffoni come noi, se li mettete tutti in linea fanno anche una bella figura nella Kallax.
All’interno trovate due mazzi di carte. Il primo è nel classico formato per le bustine 63.5 x 88mm, l’altro nel formato “obiettivi di Cascadia Landmarks“, per capirci.
A differenza di Coney, ad esempio, non ci sono meeple risorsa e neppure token.
Ortaggi, lune e ceralacche: il cuore del sistema
Le carte Obiettivo, quelle più piccole, hanno un significato intuitivo. Concentriamoci invece su quelle più grandi, che sono poi l’anima di Crops: le carte Ortaggio.
In queste carte di maggiori dimensioni, ma guarda un po’, troviamo rappresentati i prodotti dell’orto: melanzane, zucchine, carote di varie specie, con il loro nome scientifico in latino in calce e una bella illustrazione.
In realtà, ognuno di questi vegetali è raccolto in uno dei gruppi previsti indicati dalle Famiglie Ortaggi.
Gli elementi utili al gioco li troviamo ai bordi.
Ai lati troviamo una metà di luna. Può essere nera o illuminata. Creiamo un po’ di hype e andiamo a vedere più tardi il perché.
Sopra e sotto, un po’ con la stessa logica, troviamo metà di quella che assomiglia a una ceralacca.
Ciascuna di queste può essere in 4 colori e per l’appunto si riferisce alle Famiglie Ortaggio.
Avrete già capito che dovremo comporre, in orizzontale e in verticale, questi simboli.

Dalla scelta al piazzamento: come si gioca Crops
Una partita di Crops è composta da 12 round. Ogni giocatore ha una mano di 3 carte Ortaggio e 2 Obiettivo.
Nel suo turno dovrà obbligatoriamente giocare una carta Ortaggio davanti a sé. Come in altri giochi di Razzino, la carta giocata deve essere adiacente a una già sul tavolo e bisogna fare in modo che, a fine partita, sia stata costituita una griglia di 3 colonne e 4 righe.
Vediamo più in dettaglio la sequenza del turno.

La doppia vetrina: scegliere bene prima di seminare
Sul tavolo ci sono due vetrine.
La vetrina delle Ortaggio è composta su due righe. Il giocatore di turno scambia una sua carta con quella della prima riga, dopodiché ne sceglie una dalla riga sottostante o la pesca casualmente dal mazzo.
A questo punto avrà 8 carte in mano, ma ne giocherà immediatamente una seguendo le regole di piazzamento viste in precedenza.
Facoltativamente può giocare anche una carta Obiettivo, che va in cima o in fondo a una colonna (anche se non completa al momento, può comunque “prevederla”).
Queste carte danno punti a fine partita con una logica di set collection basata o sulle ceralacche o sulle Icone Ortaggio.
È interessante che ciascuna carta Obiettivo sia divisa a metà e attivi un end game bonus differente a seconda che sia in testa o in coda alla colonna.
Se una carta viene spesa in questo modo, si accede quindi alla vetrina o al mazzo delle carte Obiettivo per ripristinare la mano.

Punteggi lunari e “ceralacche”: l’orto non mente
Spiegare la fase del turno ci ha dato incidentalmente la possibilità di illustrare il funzionamento delle carte Ortaggio.
Ci sono altre due meccaniche che contribuiscono al punteggio:
- Le lune
- I simboli Famiglia che si costruiscono unendo le “ceralacche”
Una accanto all’altra, le semi-lune di ciascuna carta, seguendo la logica descritta di pattern building, formano otto lune complete. Queste lune possono essere piene, nuove, sorgenti o calanti. Davvero un bel twist.
Si vede quale sia la maggioranza di tipologia di luna presente e, se vi va, quella può essere presa come la fase lunare al momento della semina. A noi è piaciuta questa idea.
Ogni singola carta nella griglia dà un punteggio, ma può essere anche un malus, a seconda di quale sia la luna designata per il vostro tableau.
Analogo il punteggio dato da simboli Famiglia e Icone Ortaggio, e probabilmente anche più lineare.
Ciascuna delle metà delle ceralacche in alto e in basso a ciascuna carta Ortaggio si compone sulla griglia in 9 simboli completi.
Se abbiamo fatto bene i nostri compiti (sarebbe il caso di dire “se abbiamo mangiato le nostre verdure”), avremo diverse ceralacche di un solo colore. Ogni simbolo Famiglia si moltiplica per l’Icona Ortaggio dello stesso colore, e questo calcolo va ripetuto per ciascun simbolo Famiglia presente.
I Simboli Famiglia in due colori non danno punti.

Crops, Coney, Hens: quanto cambia davvero?
Molti si chiederanno, a questo punto, quanto Crops differisca da altri titoli della produzione di Razzino della stessa famiglia.
Coney è uno spremi-meningi. Ogni carta impone dei vincoli sulle carte adiacenti (ad esempio in termini di sesso o colore del coniglio vicino).
Bisogna un po’ scervellarsi per trovare, prima di tutto, un posizionamento legale, ma anche che sia profittevole.
Sebbene poi Giampaolo inserisca delle meccaniche che, a volte a fronte di una piccola penalità, consentono di sbloccare la situazione.
A me risulta difficile, ma sono una pippa in queste situazioni di puzzle game. In Volpe Giocosa, nella Tana di cui facciamo parte e nei “dintorni”, questa “sfida intellettuale” è proprio il grilletto che lo fa apprezzare.
In minor misura ciò avviene anche in Hens, che comunque risulta meno faticoso di Coney in questo senso.
Ecco, Crops è più semplice di entrambi i giochi perché l’unico vincolo che regola il posizionamento delle carte è quello di adiacenza.
La ceralacca che costruisci non è di un unico colore? Ok, fallo: non farai punti a fine partita.
Per le lune? Fai come ti pare, poi calcoliamo le conseguenze a fine partita.
Questa libertà si traduce poi in leggerezza nell’esperienza di gioco.

Crops vs Verdant: due giardini, due stili
Probabilmente Crops è più da paragonare a Verdant, gioco della stessa Flatout che ha pubblicato Calico e Cascadia.
Entrambi i giochi sono pattern building. Mentre in Crops tutte le carte Ortaggio hanno la stessa struttura, in Verdant solo le carte hanno i simboli sui bordi. Il concetto di illuminazione può essere paragonato a quello delle lune di Crops, ma come si lega allo scoring è poi originale.
E’ stato poi introdotto il concetto delle carte Obiettivo, che quindi fa di Crops un gioco diverso, a nostro avviso ancora meno intricato di Verdant.
In conclusione
Razzino e la sua Little Rocket Games ci propongono un nuovo astratto di carte a tema farming.
Ogni volta che togli il cellophane dalla scatola ti chiedi che cosa si sarà inventato Razzino in questo capitolo. La serie che ci sta proponendo, per certi versi, ricorda la 19XX che Pick’N’Roll Lab ha iniziato a localizzare.
Materiali semplici, in Crops solo un mazzo di carte, ma tanto design all’interno.
Materiali leggeri, idee solide
Le carte sono abbastanza sottili, ma per chi imbusta tutto come noi non è un problema. Anche se fossero lasciate nude, farebbero comunque la loro funzione.
Le illustrazioni sono piacevoli e il flavor text con il nome della particolare specie di ortaggio è simpatico.
Anche l’iconografia è chiara e funzionale e, unita infine alla semplicità del gioco, dopo la prima partita scorderete dove avete messo il regolamento.
Di questi tempi il prezzo della scatola è invitante.

Crops come “filler agricolo”: leggero ma non banale
Come dicevamo, Crops è leggero e defaticante, e il confronto con Coney si può riassumere paragonandolo a quello fra Cascadia e Calico.
Meglio o peggio dipende, come sempre, dai gusti, ed è molto spesso una domanda mal posta.
Il paragone però più appropriato è con Verdant.
L’autore, in questo caso come in Fall, si è probabilmente ispirato a una meccanica già nota reinterpretandola. Crops quindi non introduce chissà quale novità, ma da ingredienti già in dispensa Razzino ci offre una pietanza nuova.
Lune opache, Famiglie chiare: come si punteggia davvero
La semplicità e la libertà di posizionamento offerte da Crops non dovrebbero portare a una paralisi da analisi.
Forse si potrebbe verificare nel caso si cerchi di ottimizzare il punteggio derivante dalle lune.
Ecco, questa meccanica rimane un po’ opaca: non si riesce chiaramente a identificare quale luna sia ottimale per il nostro campo, dato che ciascuna delle 12 carte dà un proprio contributo.
Tenere conto di questo aspetto è sicuramente da pro, ma in effetti Crops si presta a essere giocato a livelli differenti di impegno.
Sicuramente più lineare la meccanica dei bonus dati dei Simboli Famiglia. Soddisfarli è sicuramente una linea guida dalle prime partite.

Un orto zen da coltivare in solitaria (o quasi)
Il bucolico Razzino ci propone un altro dei suoi astratti. Crops è un titolo semplice, rilassante grazie alla poca interazione, limitata a fregarsi le carte dalle vetrine.
Si coltiva quindi il proprio orto in santa pace (per chi il solitario di gruppo non annoia). In quattro giocatori la pace potrebbe essere eccessiva, ed è invece ottimale in 2-3 giocatori.
Come dicevamo, può essere giocato a diversi livelli, cercando di massimizzare le possibilità offerte dal pattern building.
Sicuramente uno di questi “abstract farming” di Little Rocket Games non stonerebbe nel circuito MENSA Ludo.
Ma più di tutto vorremmo vedere Giampaolo e Uwe che si scambiano consigli agricoli e un sacchettino di sementi come gagliardetto. Sarebbe impagabile.








