Se volete offendere un content creator, ditegli che compra i follower.
Passate poi ad affermare che è un venduto; mai una recensione negativa per evitare di farsi nemiche le case editrici.
Infine, concludete “accusandolo” di usare l’AI per i suoi contenuti.
Eh sì, oggi parliamo di AI e CC.
⌛ 6 minuti
L’uso dell’AI ormai tocca la quotidianità della vita di ognuno di noi. È anche entrata in maniera prepotente negli uffici.
Sappiamo per certo che viene usata anche dagli autori di giochi da tavolo. Se non per creare il loro gioco da zero, almeno viene impiegata nella fase più matematica del bilanciamento.
E nel mondo dei content creator?
Non mi sembra di aver visto un’opinione concorde nella community (e quando mai avviene?).
Oggi cerchiamo di spiegare come si posiziona Volpe Giocosa nell’uso dell’IA nella creazione dei contenuti digitali.
Content Creator: chi ha paura della AI?

Di cosa parleremo
Sicuramente metteremo sotto la lente di ingrandimento l’uso della cosiddetta “AI generativa”.
Non mi soffermerò, almeno non oggi, sulla valutazione etica e sociale di questo strumento. Non discuteremo se l’AI stia creando o distruggendo posti di lavoro. E neppure vedremo come viene usata, o come potrebbe esserlo, nello sviluppo dei giochi da tavolo.
Voglio focalizzarmi proprio sull’uso che i creatori di contenuti ne fanno. E in questa panoramica entrerà in gioco, ovviamente, anche Volpe Giocosa.
La forma prima del contenuto
Ricordo un flame su Facebook e un altro, l’ultimo, poco prima di Play 2026.
In entrambi i casi si tacciava il creatore del post, all’interno di un gruppo Facebook, di aver fatto uso di IA. Voglio farvi riflettere sul fatto che, in particolare nel caso de Il Turno del Viola, ancora prima di giudicare la qualità del contenuto, ci si è focalizzati sul capire se il post fosse “genuino” o meno.
Premetto che si tratta comunque di un controllo effettuabile con la stessa IA, ma io non l’ho fatto.
Mi chiedo infatti, prima di tutto, in cosa consista questo “certificato di genuinità”.
La presa di responsabilità
Partiamo da un presupposto.
Quando qualcuno scrive “a sua firma”, che può anche banalmente corrispondere a un account, io ritengo che debba assumersi la responsabilità di quello che scrive.
Non importa se, prima di pubblicare un testo, lo abbia in realtà controllato un revisore. La responsabilità non è neppure “delegabile” nel caso in cui il testo sia stato scritto da un ghostwriter. Ecco, questa è una figura professionale di cui si avvalgono molti scrittori, ma nessuno li ha mai biasimati per questo.
E se un testo lo revisiona o lo scrive un’AI, dov’è la differenza?

Come cambia l’arte grafica
Poco ne so di grafica. A malapena riesco a tenere in mano questa penna mentre scrivo sul tavolino di un aereo.
Tuttavia, nel corso degli anni, ho visto evolvere l’arte grafica.
Dopo l’avvento dei primi personal computer, chiunque, negli anni ’80 e ’90, ha pasticciato con qualche programmino per computer.
Qualcuno è andato oltre ed è diventato un grafico che vende contenuti creati non con matita e china, ma con il supporto di una tavoletta grafica o di un altro dispositivo elettronico.
Parallelamente, i fotografi hanno ritoccato e stanno ritoccando le loro immagini con Photoshop.
Tra l’altro questo software, come qualsiasi altro, sta integrando l’AI nei propri processi.
E non so se sia il caso del prodotto di Adobe, ma spesso ciò avviene in modo meno trasparente rispetto a un prompt.
Evito il pippone per quanto riguarda i video (tra l’altro un campo dove l’AI per il grande pubblico è entrata da poco) perché il concetto non cambia di molto.
L’AI: l’ultima frontiera
È questo, forse, il cuore della mia tesi. La mia opinione è che l’AI sia l’ultima frontiera della creazione, correzione, ottimizzazione e modellazione dei contenuti.
Siamo partiti da carta e penna, poi Word ci ha indicato prima gli errori ortografici e poi quelli sintattici inv versioni più evolute. E’ arrivato anche a suggerici sinonimi.
Ora l’AI ci organizza i periodi o fa un controllo più approfondito.
È cambiato il modo in cui fabbrichiamo il contenitore, ma non il contenuto. Quello necessita sempre di un autore.

E’ divertente ascoltarli, seppure ancora imprecisi
Volpe Giocosa e l’AI
In Volpe Giocosa non utilizziamo l’intelligenza artificiale per creare contenuti da zero (“from ground“). Il motivo è più banale di quello che pensate.
Sara e io, e non solo, abbiamo fondato Volpe Giocosa per passione e per disintossicarci (il decennale di Volpe Giocosa penso sia iper-chiaro in questo).
Avrebbe poco senso, e sarebbe poco divertente, se questo “lavoro” fosse svolto da un agente di IA.
Rose e spine
C’è comunque una parte che io trovo tediosa: la correzione della prima bozza.
Sono una persona “un tanto al chilo” e verificare che il mio scritto rispetti la lingua del Sommo Poeta mi annoia. È un’attività che comunque devo fare, se non per rispetto dei lettori, almeno per quello delle forme stesse.
Quest’attività è ancora più difficile a causa dei miei limiti e ringrazio Sara per essere la prima lettrice di ogni articolo, in genere di prima mattina, quando, presumo, i lettori abituali ancora dormano.
Tuttavia è un lavoro a basso valore aggiunto, se vogliamo, che pesa o può pesare anche a Sara.
Perché non farlo fare anche all’AI, senza per questo sottrarmi alle responsabilità di quello che scrivo?

Fra incapacità e timidezza
Io le ho provate tutte. E vi assicuro che ci ho speso anche dei soldini in luci, fotocamere e microfoni.
Ho pure imparato a muovermi su OBS. Tuttavia, a fronte di ore e ore macinate, ho sempre ottenuto risultati poco efficienti.
Creare contenuti audiovisivi è una professione. Si può essere più o meno portati naturalmente. Nel mio caso immagino servirebbe un corso serio, ma, senza dilungarmi sulle ragioni, non sono mai riuscito a frequentarne uno.
Tuttavia volevo creare qualcosa di simpatico, con lo scopo anche di rendere più riconoscibili Sara e me. Dare, insomma, un volto a Volpe Giocosa.
Ecco che da qualche tempo vedete nostri reel. Non riesco a valutarne la qualità. Anzi, non saprei definire neppure una metrica di giudizio che non sia lo stupido e anemico numero di visualizzazioni.
Tuttavia mi diverto e strappo un sorriso a chi ci conosce.
Detto ciò, dal momento che uso l’AI per questi video, sto ingannando il mio pubblico?
In conclusione
L’AI l’aspetto da quasi trent’anni. Leggevo su un libro delle medie che, ok, i computer diventavano sempre più potenti, ma non cambiava il loro paradigma: dovevi chiedere loro “come fare” una cosa, non semplicemente “che cosa” volevi.
Da qualche anno, con la velocità propria di queste rivoluzioni, l’AI sta entrando sempre di più nelle nostre vite.
Come spesso accade, talvolta è solo marketing; altre volte, invece, “intelligenza artificiale” è davvero un’espressione con un significato profondo.
Ricordo ancora la rivoluzione di Internet. È vero, ha cambiato le nostre vite, ha spazzato via vecchie professioni in favore di nuove.
Ha permesso rivoluzioni nel più stretto senso della parola, come la Primavera Araba.
E le nostre vite sono andate avanti, all’incirca allo stesso modo.

L’AI? Un altro strumento
Condivido un pensiero trovato in rete. La mia generazione è quella che si troverà maggiormente in difficoltà.
È nata quando nemmeno esistevano i telefoni cellulari e vede adesso, da giovani adulti e magari in procinto di inserirsi nel mondo del lavoro, la rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale.
Per i nativi digitali sarà tutto normale. Useranno l’AI allo stesso modo in cui utilizzano qualsiasi altro strumento.
Il valore del tempo
L’AI mi ha permesso di concentrarmi ancora di più sul contenuto anziché sul contenitore. Il correttore ortografico integrato in qualsiasi programma di scrittura è ora supportato da una correzione più profonda.
Il tempo che perdevo a cercare online qualche immagine non protetta da copyright è ora azzerato, o quasi, dall’uso di Gemini.
Ovviamente non lascio che l’AI si sostituisca a me. Non so se avrei contenuti migliori o peggiori, ma sicuramente non mi divertirei né trarrei la soddisfazione che oggi mi offre Volpe Giocosa.
Ma adesso, quel tempo sempre minore che riesco a dedicarle (purtroppo), è ancor più di qualità.
Non avere paura del cambiamento
Non ci si bagna due volte nello stesso fiume. Tutto, in effetti, cambia. Che si tratti di evoluzione o meno, lo lascio decidere a chi ne sa di più.
So solo che la storia ci insegna che il luddismo ha sempre perso. Ma io sono un “progressista” per vocazione e formazione, e potrei essere accecato da questo mio modo d’essere.
Quello che so è che non ho paura del cambiamento e non mi sento di prendere in giro i miei lettori, i miei fruitori di contenuti, se l’AI mi aiuta a fare qualche strafalcione in meno e a mettere qualche fiocchetto in più.
L’importante è che l’AI sia il nostro strumento e non noi il suo.








Riflessione molto bella e genuina. Io da anni combatto una guerra contro chi abusa dell’IA per il processo creativo e di stesura dei testi. Come anche per te, scrivo perché è quello che amo fare, che senso avrebbe farlo fare a una macchina? Tuttavia, sto utilizzando l’IA come strumento per un lavoro di revisione ortografico e, soprattutto, di punteggiatura. Finalmente ora non metto più le virgole a ca**o! 🤣
Un abbraccio!