Nella mia classifica dei giochi più ansiogeni c’è in vetta In the Year of the Dragon e a seguire Empires’ End.
Quest’anno, da Rio Grande Games, è arrivato Moon Colony Bloodbath. In questo modo concludo il podio, con secondo e terzo posto da rivedere.
Ma questa sensazione data dal non sapere mai cosa sia meglio sacrificare, non è un difetto.
È una caratteristica che può piacere come no.
Nel presentare oggi Moon Colony Bloodbath il nostro racconto si intreccerà più di una volta con lo Spiel des Jahres.
⌛ 6 minuti
Moon Colony Bloodbath era infatti un finalista della sezione Kennerspiel dello Spiel del 2026.
Per chi non lo sapesse, questa categoria premia i titoli cosiddetti per esperti. Sulla definizione di “esperto” ci sarebbe da dibattere a lungo.
Interpretando il bando possiamo pensare a quei giochi pensati per chi si è già seduto al tavolo qualche volta.
BGG assegna a Moon Colony Bloodbath peso 2.15 e a Boss Fighters QR 2.14. Questi erano due dei tre finalisti. Il vincitore, Rebirth di Knizia, 1.98.
Questo tanto per darvi una metrica della complessità dei titoli in gioco mentre passiamo a vedere come far sopravvivere una colonia sulla Luna.
Moon Colony Bloodbath


Autori
Donald X. Vaccarino

Editore
Rio Grande Games

Giocatori
1-5

Età
14+

Durata
45-90 min

Costo
60€ circa
A casa dei Pronipoti
I Pronipoti è un cartone animato di Hanna-Barbera che spesso preferivo ai Flintstones.
Ambientato nel 2063, dà una visione del futuro come era prevista negli Anni 60. Grandi sorrisi, caschi degli astronauti a bolla per i pesci rossi e robot con uno stile da frigorifero di design.
E se in realtà solo nel 1969 l’uomo rimase per qualche ora sul suolo lunare, in Moon Colony Bloodbath ogni giocatore ha la sua propria colonia sulla Luna e invita l’umanità a venirci a vivere.

Materiali pratici
Ogni giocatore ha una propria plancia con reminder che gli saranno utili nel corso della partita.
Nessun fronzolo, ma la lista delle 5 azioni a disposizione, un sistema per contare le carte e qualche vignetta flavour che può essere utile per appoggiarci sopra le risorse.
Anche le risorse sono semplici token in cartoncino. Niente di sgargiante, ma tutto pratico.
Per inciso le risorse sono solo tre:
- la Popolazione che abita la colonia
- il Denaro
- Casse che rappresentano beni immagazzinati, che si prendono in base alla carta su cui si trovano
Le carte, il vero componente
Moon Colony Bloodbath è un tableau building e un deck building, dove questa seconda meccanica è interpretata in un modo originale che vedremo in seguito.
La componente di tableau building è data dagli edifici che i giocatori possono costruire.
L’azione Ricerca permette di pescare carte Costruzione. L’azione Costruire, ma guarda un po’, permette proprio di giocare una carta dalla propria mano pagandone il costo.
Ogni carta dà una serie di abilità che possono intervenire in una o più fasi del gioco.
In particolare, in un angolo, è anche riportato il numero di coloni approdati nella colonia per far funzionare quella struttura (o così ce lo siamo immaginato).
Non sono cioè né un costo né token da prendere, ma una risorsa intangibile.

Il motore del gioco
Si parlava della meccanica di deckbuilding. Il tempo, nonché i round che sono giocati in contemporanea, sono scanditi dal mazzo Progresso.
Ad inizio partita il mazzo Progresso è formato da 4 carte Lavoro, 2 Guasto e 2 Twist.

Il pacifico lavoro nella colonia…
Quando esce una carta Lavoro i giocatori svolgono una delle azioni a loro disposizione. In genere prendono risorse, costruiscono o pescano carte Edificio.
I Twist sono carte che semplicemente vengono aggiunte ad inizio partita, da un set di 25, per dare varietà al gioco.
…interrotto da qualche disgrazia
Un Guasto fa aggiungere al mazzo Progresso un Evento, che sarebbe opportuno chiamare disastro. Gli Eventi sono pre-ordinati e creano qualche impiccio alla colonia, tranne l’ultimo. Il Manuale di Istruzioni determina la fine della partita. Spoiler: improbabile che ci arriverete.
Anche perché un particolare Evento introdurrà nel mazzo i Robots.
Se gli Eventi erano disastri, i Robots sono catastrofi.
Simpatici automi, dal buffo design, hanno qualche bug e come nella migliore fantascienza si ribellano ai coloni. O più semplicemente combinano qualche casino.
E qualche colono ci rimette la pelle.

E’ possibile inseriscano anche carte Sviluppo.
Una lenta agonia
E così ad ogni round si gira una carta dal mazzo Progresso.
All’inizio la vita nella colonia andrà abbastanza bene, essendo solo 2 carte quelle che mettono un sassolino nella scarpa dei giocatori.
Poi ecco che entra un Evento che ogni volta che esce chiede un tributo di risorse.
E una volta finito il mazzo, la pila degli scarti viene rimescolata. E il Guasto che chiama Eventi ripassa di nuovo e dopo qualche round anche quello che chiama Robots.
Più il mazzo si inciccia di carte, più la frequenza delle carte Lavoro, quelle che permettono ai giocatori di reagire, diventa meno frequente.
E la vostra colonia mano a mano avvizzisce.

Prima o poi li dovrete sacrificare
Come ti aggiro la player elimination
E smazzata dopo smazzata i Robots, in particolare, mietono vittime.
All’inizio li pagherete in token, ma poi, un po’ come a Monopoly, distruggerete gli edifici per pagare i debiti (qui in vite umane).
Una partita a Moon Colony Bloodbath termina non appena un giocatore esaurisce la sua Popolazione, compresa quella dovuta agli edifici.
A me è sembrata un’astuzia per evitare il vituperato errore della player elimination.
La variante Last Man Standing, che prevede di proseguire la partita fino al raggiungimento del Manuale di Istruzioni o all’eliminazione di tutte le colonie tranne una, è quella che, a mio avviso, riesce a valorizzare al meglio la storia che Moon Colony Bloodbath vuole raccontare.
In conclusione
Premetto che, se penso a un gioco per esperti, mi vengono in mente titoli di autori come Tascini, Lacerda o Luciani.
Tuttavia, come visto nell’introduzione, lo Spiel, anche nella versione più “matura”, non arriva a questi livelli di complessità. E i finalisti sono grosso modo pesi-medi.
Il Kennerspiel des Jahres 2026 se lo è portato a casa il dr. Knizia con Rebirth. Un gioco che ci è piaciuto quando lo abbiamo provato a margine di un Long Day Play (ringrazio ancora SoJugon).
Pulizia, matematica e astrazione, in tutti i giochi di Knizia.
Rebirth si gioca bene, ma non spicca per originalità né nella produzione dell’autore né in generale.
Cosa premia lo Spiel?
Ogni concorso ha il suo manifesto. Prima di giudicare il vincitore di un premio, bisogna tenere conto della metrica utilizzata dalla giuria.
Per lo Spiel troviamo un’interessante sintesi di Massimiliano Calimera su IoGioco.
Potete anche andare direttamente alle FAQ del sito dello Spiel, sebbene un documento più organico sarebbe gradito.
Non mi metterò passo passo a fare una classifica e un confronto fra Moon Colony Bloodbath e Rebirth. Lo ha già fatto la giuria del premio, il cui giudizio è insindacabile come è giusto che sia. Voi potete farvi la vostra idea.
C’è da dire che sicuramente la scatola della Rio Grande paga la semplicità dei materiali.

E la longevità?
Genuina e acuta l’interpretazione della meccanica deck building del mazzo comune del Progresso. Lo abbiamo sintetizzato fin troppo in questo articolo, laddove anche altre carte sono inserite.
Ogni partita a Moon Colony Bloodbath racconta una storia diversa. O quasi.
Una storia che potrebbe ripetersi
La costruzione del mazzo Progresso è scandita da una logica pre-strutturata. Guasti chiamano Eventi ed Eventi chiamano Robots.
Gli Eventi sono pre-ordinati, tra l’altro. Già così le partite hanno durate che possono essere molto diverse tra loro.
Mescolare il mazzo degli Eventi è improponibile: sciagure pesanti potrebbero avvenire anzitempo cogliendo impreparati, incolpevolmente, i giocatori.
Un sacrificio di longevità a favore della robustezza della meccanica.
Un trade-off che ci sta tutto nell’era del turbo publishing.

Caciara per giocatori esperti
Non ci vogliamo sostituire alla giuria dello Spiel. Non ne abbiamo né autorità né autorevolezza. E non abbiamo neppure giocato tutte e tre le scatole finaliste.
Ma possiamo, come chiunque, esprimere la nostra opinione.
La prima è che mi piacerebbe un Kennerspiel che provasse ad alzare l’asticella in direzione Magnifico.
La seconda è che Moon Colony Bloodbath abbia spunti di originalità di cui la giuria poteva tenere conto, sebbene non sia un titolo perfetto.
E più di altre volte siamo curiosi della risposta della community dei giocatori.








Su Kennerspiel vs “Expertenspiel”, il punto che volevo fare era volere che il premio si evolvesse un po’, col tempo.
Non lo vedo come un errore da correggere, più come un desiderio legittimo quanto il tuo di vederlo rimanere fedele alle origini.
Sulla questione durata/complessità: hai ragione che spesso sono correlate, ma restano due assi distinti.
Il dato sulla preferenza per partite brevi non chiude il discorso sulla complessità.
E c’è anche un terzo punto: lo statuto del premio e le preferenze della maggioranza dei giocatori sono due parametri anch’essi distinti.
Il paper dice cosa preferisce il pubblico, non cosa lo statuto del KdJ dovrebbe fare.
Anzi, se il premio dovesse inseguire le preferenze di massa, probabilmente perderebbe senso come categoria a sé.
Comunque, discussioni così sono il bello di questi commenti — grazie per l’approfondimento!
“La seconda è che Moon Colony Bloodbath abbia spunti di originalità di cui la giuria poteva tenere conto, sebbene non sia un titolo perfetto.” (Volpe Giocosa)
La giuria ne ha tenuto sicuramente conto. Come faccio ad esserne così certo? Al contrario del Magnifico (dove da regolamento i giurati non dovrebbero far sapere all’esterno cosa apprezzano), parte della giuria dello Spiel des Jahres e del Kennerspiel des Jahres pubblica apertamente cosa apprezza.
Moon Colony Bloodbath nello specifico è stato il gioco maggiormente apprezzato da Udo Bartsch (vedi blog Rezensionen für Millionen), nell’annata appena trascorsa. Basta guardare il suo blog per accorgersi che è stato il suo gioco più volentieri giocato nel mese di aprile, nel mese di maggio, come anche nel mese di luglio). Unico gioco ad aver ottenuto la valutazione “außerordentlich” tra le recensioni, assieme a Pandemic del Signore degli anelli.
Il punto però è il seguente: una giuria è fatta di più membri, e ognuno ha la sua visione delle cose, com’è normale che sia. La giuria dello Spiel des Jahres e del Kennerspiel des Jahres è da qualche anno che punta ad avere una giuria variegata, con sempre più donne. Questo ha delle implicazioni che personalmente reputo positive.
“Possiamo, come chiunque, esprimere la nostra opinione.
La prima è che mi piacerebbe un Kennerspiel che provasse ad alzare l’asticella in direzione Magnifico.” (Volpe Giocosa)
Sì, è legittimo sostenere che ognuno possa esprimere la propria opinione. C’è però un piccolo problema qua. Kennerspiel des Jahres non equivale a Expertenspiel des Jahres. A livello terminologico sono due cose diverse. Attenzione alla disinformazione (ogni anno si sentono gli stessi discorsi che dimostrano probabilmente, a mio avviso, ignoranza sulla questione).
Come precisato ormai già più di 10 anni fa dalla stessa giuria del Kennerspiel des Jahres:
“Quello che il Kennerspiel des Jahres non è e non vuole essere: un premio per esperti. Un riconoscimento che dovrebbe offrire orientamento è superfluo per tutti coloro che se ne intendono già benissimo e hanno una visione d’insieme del mercato, e che quindi sanno orientarsi da soli. Agli esperti non c’è bisogno di raccomandare nulla, perché loro sono – esperti.”
Udo Bartsch nel lontano 2015. Vedi ad esempio qua: “Il premio che (non) volevano gli appassionati sfegatati: la storia del Kennerspiel des Jahres”.
Il termine “Kennerspiel” viene chiarito già ai tempi da Bartsch: non è sinonimo di gioco complesso o “da matematici”, ma indica qualcosa a metà strada tra il gioco per principianti e quello per esperti, né troppo semplice, né troppo cervellotico.
Tra l’altro, a livello accademico viene dimostrato che, ad esempio nel seguente paper “Your Move: An Open Access Dataset of Over 1500 Board Gamer’s Demographics, Preferences and Motivations” del 2023 di Liam Cross et al., la maggior parte dei giocatori preferisce giocare a titoli che non durano troppo a lungo. Quindi, alla fin fine, ciò che fa il Kennerspiel des Jahres ha probabilmente più senso di quanto viene fatto dal Magnifico, che comunque è un premio che si segue con piacere.