Questa volta ci siamo impegnati ancora più del solito. Siamo andati anche a ripetizione da Doc per meglio affrontare Cross Bronx Expressway.
Questo COIN (ops… ICS) lo avevamo provato su Tabletop Simulator in anteprima.
Ed eravamo rimasti spiazzati. Una scatola che ci vuole proporre una sfida completamente diversa da quella di altri COIN o ICS che dir si voglia.
Siamo qui per raccontarvi un po’ di come ci ho giocato e cosa ne penso.
Il mio bagaglio di esperienza su questi prodotti GMT deriva proprio dalle serate e dai Long Day Play con GdT Roma Players.
Sono stato ad esempio fra le fila di Corazon Aquino negli Anni 80 in People Power.
Ho calpestato anche le sabbie di Marte del 2250, con costose scarpe che la mia Corporazione mi permetteva di avere.
Ma, digitalmente, ho anche assaltato i carri dello Sceriffo di Nottingham con i Merry di Robin Hood.
In Cross Bronx Expressway però è tutto diverso.
Cross Bronx Expressway


Autori
Non-Breaking Space

Editore
GMT

Giocatori
1-3

Età
14+

Durata
90-180 min

Costo
75€ circa
Il Bronx e il suo cliché
Aprendo la scatola ci si trova davanti a qualcosa di sorprendentemente astratto: pochi token in cartoncino, nessuna plancia personale, e una sola mappa condivisa che ritrae il South Bronx, il vero protagonista.
Eppure, quel nome porta con sé un immaginario potentissimo. Il Bronx è da sempre sinonimo di quartiere difficile: così ce lo ha raccontato Hollywood, tra fumo che sale dai tombini, sopraelevate e criminalità. Film come Fort Apache o I guerrieri della notte hanno inciso questo cliché nella memoria collettiva anche dalle nostre parti.
Ma quanto c’è di vero in questa immagine?

Un po’ di storia
Cross Bronx Expressway attraversa il South Bronx lungo mezzo secolo, dagli anni ’50 ai 2000. Proprio negli anni Cinquanta, l’autostrada che dà il titolo al gioco comincia a fendere il quartiere, segnando la fine della sua Età dell’Oro e riscrivendone geografia e destino.
Bronx is burning
Negli anni ’60 prende forma il fenomeno del White Flight: chi ha i mezzi se ne va, lasciando spazio a povertà e segregazione crescente.
Negli anni ’70 la situazione precipita: i servizi pubblici vengono ridotti, molti proprietari arrivano a incendiare gli edifici per incassare le assicurazioni, mentre l’eroina si diffonde in un contesto ormai al collasso. Negli anni ’80 sarà il crack a prenderne il posto.
Il ritorno della legalità
Negli anni ’90, con l’amministrazione di Giuliani, lo Stato torna a farsi sentire e il quartiere inizia lentamente a ricomporsi.
Il simbolo di questa rinascita? Forse il nuovo Yankee Stadium, segno tangibile di un’identità che prova a ricostruirsi.

Fra poco tutto avrà un senso
I materiali
I materiali sono della stessa fattura di ogni gioco di questa serie. Forse ancora più minimalisti, dal momento che lo spazio per una pseudo-plancia del giocatore è ricavato sul tabellone stesso.
Il tabellone ha gli stessi tracciati di altri titoli ICS: uno per la disponibilità economica e uno per i punti. A differenza dei COIN che mi ricordo in questo momento, in Cross Bronx Expressway non esistono condizioni vittorie separate per fazione.
Comunque se vi sedete davanti a questo gioco, non credo lo facciate perché attratti dalla componentistica.
Uno vince o tutti perdono
Le fazioni in gioco sono 3: la Comunità, il Privato e il Pubblico.
Cross Bronx Expressway è un semi-collaborativo. Tutti e tre i giocatori cercano di salvare il quartiere, ognuno secondo i suoi metodi e ambizioni, e alla fine vincerà solo uno di loro.
O forse nessuno.
Il Bronx esplode
Se il Pubblico e la Comunità, insieme, accumulano più debiti di quanto consentito, il Bronx collassa finanziariamente.
Se il tessuto sociale si disgrega, vedremo come verificarlo significa che non siamo riusciti a salvare il quartiere. Abbiamo invece solo applicato un sistema repressivo verso gli effetti del problema, non agendo sulle cause.
Più rigorosamente in queste circostanze il regolamento prevede che perda solamente chi ha fatto più punti in quel momento, in quanto ha messo i suoi egoistici obiettivi davanti alle necessità del quartiere.
Alle conclusioni sul perché non mi convinca tanto questa logica.

Qui serviti da una Infrustruttura Pubblica dove c’è un caso problematico (Vulnerabilità) da gestire
Il senso dei materiali
Nelle partite che ho giocato dal vivo ho sempre avuto la Comunità. Come le altre fazioni può costruire Infrastrutture e inviare le proprie pedine, qui le Organizzazioni, verso le sue o le altre Infrastrutture.
Le Infrastrutture hanno spazio per ospitare fino a 5 cubi popolazione e 1 di Vulnerabilità.
Diamo un senso a questi materiali.
Una pedina può essere quello che vogliamo
Il fatto che ospitino popolazione e si costruiscano nei quartieri, fa pensare che le Infrastrutture siano abitazioni.
Queste tessere sono anche alloggi, ma non solo.
Sono tutta una serie di servizi che le fazioni mettono a disposizione del quartiere.
Per il Pubblico possiamo immaginare la rete idrica ed elettrica, ma anche pompieri e polizia o consultori.
Il Privato può creare posti di lavoro tramite l’alimentari di quartiere o servizi fonte di investimenti privati. La Comunità si raduna in associazioni per il sostegno alla popolazione, fornendo ad esempio pasti caldi ai senzatetto.

Insieme formano inoltre una Coalizione Economica
Organizzazioni e polizia
Un po’ come le Infrastrutture, anche le pedine hanno un significato, oserei dire, allegorico.
La pedina blu del Pubblico può essere sia un agente di polizia che un ispettore dei servizi sociali. Al contrario la pedina gialla del Privato può essere assimilata a qualsiasi attività a scopo di lucro.
Quale che sia la natura della pedina, ognuna sfrutta la sua presenza in un’infrastruttura per gestire una Vulnerabilità.
I cubetti rosa che le rappresentano hanno anche loro un significato figurato.
Può essere un senzatetto, un tossicodipendente o un ragazzo in procinto di affiliarsi ad una baby gang.
Ogni “parte sociale” tratta con Infrastrutture proprie o di terzi le Vulnerabilità per re-introdurre queste fragilità in un contesto sociale adeguato.
Possiamo pensare ad un ludopatico che la Comunità gestisce tramite un’associazione e lo aiuta nella risoluzione del suo problema.

Cross Bronx Expressay mostra una asimettria meno spinta di altri titoli COIN/ICS
Una sintesi della meccanica
Ponendo l’attenzione alla fredda meccanica, troviamo riproposta l’architettura COIN. Ciò è fatto in maniera non così fedele così che, congiuntamente ad altri aspetti, Cross Bronx Expressway sia catalogato come ICS (e non mi dilungo nella classificazione perché non sono in grado)
Il tracciato delle azioni è semplificato rispetto ad un COIN, ma sostanzialmente possiamo scegliere il bersaglio dell’effetto del round o una delle azioni. Infatti l’evento è sempre risolto.

Ognuno ha i suoi metodi
Come in ogni COIN/ICS ogni fazione ha azioni diverse per lo stesso scopo.
La mia Comunità ha sempre navigato nei debiti e la Raccolta Fondi nelle Infrastrutture sparse nei Distretti è a malapena servita al pareggio di bilancio.
Per fortuna qualche mia Organizzazione era finanziato da Grant statali, circostanza che riporto per evidenziare la forte interazione e semi-collaborazione presente tra le fazioni in Cross Bronx Expressway.
Il Pubblico vive, come si può immaginare, principalmente di tasse. Da sottolineare come invece il Privato guadagni eliminando popolazione.
Anche qui è importante interpretare l’azione, ovvero vederci il disinvestimento degli imprenditori in favore di attività in quartieri più prosperi e sicuri.

La particolarità è che l’Evento viene sempre risolto dando, forse, un ulteriore stimolo alla narrazione
Struttura del round
Sebbene ci siano diverse modalità di gioco, che conducono a durate diverse, generalmente si giocano due decadi.
Significa che si giocano in totale 18 carte evento, intervallate esattamente ogni 8 da una carta Census.
Le carte Census sono le carte Propaganda di Cross Bronx Expressway. Sono cioè quelle carte che attivano una sequenza automatica di gioco dove si calcola parte del punteggio, delle spese e degli introiti e si verificano eventuali condizioni di fine partita.
Ogni giocatore ha dei modi diversi di fare punti, tutti comunque collegati alla “bonifica sociale” del quartiere.

Superato un certo numero di Perdite la partita termina.
Qualche appunrto dalle mie partite
Amo i COIN/ICS quanto loro odiano me. Cioè faccio proprio schifo.
Basti dire che dal vivo, in partite fuori dalla comfort zone, la mia Comunità non ha mai aperto di sua sponte un’Infrastruttura se non per effetto di un Evento.
Nella prima partita ho contribuito in maniera sostanziale alle Perdite. Sempre nella fase Censo, per farla breve, le Vulnerabilità in più non trattate finiscono in prigione. Finché c’è spazio. Dopodiché finiscono nell’ overflow e da lì diventano Losses.
Le mie raccolte Fondi sono servite per pagare la mobilitazione delle Organizzazioni che hanno “curato” le Vulnerabilità rimettendole nella riserva anziché inviarle al carcere di Rikers (prima o poi).

Le Infrastture non hanno “operatori” e sono comunque insufficienti per ospitare tutte le Vulnerabilità. C’è il rischio concreto che finiscano a Rikers Islands (o peggio)
Come si fanno punti
Ogni Vulnerabilità trattata è un nuovo Attivista. Più Attivisti ci sono in giro rispetto a biechi speculatori Privati, più è forte il Potere al Popolo. O se preferite Punti Vittoria per me.
Diciamo che il Pubblico è una fazione-settore più vicina a me. Se insieme abbiamo trattato più casi del Privato, allora la nostra missione di Riabilitazione sta marciando e questo mi porta Punti Vittoria.
Sono previsti anche Punti Vittoria da obiettivi personali su cui non mi dilungo.
In conclusione
Sono affascinato dai COIN e dagli ICS. Perché sono un amante della Storia e questi giochi mi ci tirano dentro. Conosco giocatori per cui sono solo cubetti e poliedri “flippabili”.
L’asimmetria molto spesso spinta, al servizio della caratterizzazione simulativa, mi affascina. Forse questi ingredienti sono gli stessi che mettono Hegemony nei primi posti dei miei giochi preferiti.
Comunque con Cross Bronx Expressway la GMT è riuscita a farmi di nuovo questo incantesimo.
Il COIN/ICS più astratto e più ambientato
Se non vi documentate, più di altre volte state solo spostando cubetti. Ma la GMT vi mette a disposizione un intero volume per entrare dentro Cross Bronx Expressway. E io mi ci sono tuffato.
Se mi sono dilungato nello spiegare l’evoluzione del Bronx nei vari decenni del ‘900 è proprio perché questa storia era nella scatola.
Quando ho giocato le decadi 50-60, gli eventi davvero portavano a spopolare il quartiere. Le Infrastrutture andavano in declino e uscivano dalla mappa. Mentre il Privato grosso modo riusciva a galleggiare, Comunità e Stato erano davvero in crisi.

Rikers Island è già al completo
I bui anni 70
Gli Anni 60-70 sono davvero critici per tutte e tre le fazioni. Il fatto è che le Vulnerabilità sono davvero tante, il centro correttivo di Rikers Island già saturo e cubetti rosa a pioggia nella Vulnerability.
Le Perdite tendono a salire in fretta. Se nel precedente ventennio la crisi economica costringe i giocatori a tenere sott’occhio il budget, qui il Bronx è una bomba che può scoppiare da un momento all’altro.
Facendo il paio con le note storiche, sia tramite le carte che la meccanica, l’autore ha fatto un lavoro sublime per mettere in tavola il gioco che voleva raccontarci.

Lo abbiamo generato con il supporto della IA
Un po’ di bookkeeping
Uno dei pochi difetti di Cross Bronx Expressway è quello di avere fasi Census calcolose.
Le spese e le rendite di ciascuna fazione sono calcolate in un modo molto articolato, con divisioni per popolazione e conseguenti arrotondamenti vari.
Niente di impossibile, ma durante il round è piuttosto opaco avere un’idea di quale sarà il mio bilancio al prossimo Censo.
L’autore si salva in calcio d’angolo introducendo l’azione Audit. In pratica con questa azione, all’interno di un round, si può chiedere quel conteggio in maniera informativa che invece è applicativo nella fase Censo.
Se volete è anche uno stratagemma anti paralisi da analisi, allorché il gioco si intopperebbe ogni qualvolta un giocatore prova a fare per sé questo computo.
Sistema di punteggio complesso
La complessità del punteggio è comune a diversi COIN. Diverse volte è prevista un’aliquota di punti dal controllo aree (si veda ad esempio Cuba Libre) che è forse una delle fonti più intuitive.
In Cross Bronx Expressway c’è qualcosa di simile (cooperazioni economiche e sociali su cui ho sorvolato), ma buona parte del punteggio rimane un pochino più difficile da dedurre durante il gioco.

Non è una mattonata
Andean Abyss, Volume I della serie COIN, viaggia sulle 6 ore (dati BGG) e nemmeno Cuba Libre la manda a dire.
I COIN, come buona parte del catalogo GMT, hanno la fama di essere una mattonata.
Forse per arrivare ad un pubblico più ampio, l’editore californiano ha cotto pietanze più leggere.
Il già citato People Power, per 3 giocatori, sta sulle 2 ore con una difficoltà su 3.36
Sono nati poi prodotti per 2 giocatori, come the British Way e il recente The Guerrilla Generation.
Più esperienza che gioco?
Se solo fosse un attimo più semplice e fosse localizzato in italiano, Cross Bronx Expressway potrebbe essere un protagonista di Giochi Senza Confini 2. In questo evento ci saranno molti link fra gioco da tavolo, serious game e sociale.
E questo GMT ci casca a fagiolo.
Qualche appunto invece sulla robustezza del gioco. La condizione del big loser è intrigante, ma potrebbe essere molto facile il gioco.
Come Comunità è facile far saltare il banco o per Risorse o Perdite.
Preferisco pensare che il collasso sociale sia una responsabilità comunque e sempre condivisa.

Il mio perché sugli ICS
Se questi titoli sono casi sporadici, perché poi è stato pubblicato Red Dust Rebellion, mi viene da pensare che la famiglia ICS nasca proprio con l’intento di “trasgredire il canone COIN” per un gioco per un più ampio pubblico.
Dove il Vol. 2. “A Gest of Robin Hood” è nazional popolare anche nell’ambientazione.
Cross Bronx Expressway non l’ho trovato così semplice, ma orologio alla mano gira in 2-3 ore con spiegazione se si ha un’infarinatura di COIN. Vi propongo una lista di COIN/ICS un po’ più leggeri.
Probabilmente il grimaldello per renderlo più semplice è proprio spendere mezz’ora per documentarsi sul contesto storico.
A quel punto, come in Indonesia, avere associato ad ogni azione la sua logicità, ne facilita la comprensione.
Detto questo, ho giocato al Magnifico 2026?
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