Il bottino di Play. Il bottino di Lucca.
No, non vogliamo aprire una polemica sull’uso improprio del termine “bottino”.
E nemmeno mettere alla berlina chi flexa, come dicono i giovani, i suoi acquisti sui social.
L’articolo di oggi scava ancora di più nel torbido.
Scava proprio nell’animo del giocatore e, probabilmente, umano.
Oggi si parla di giochi da tavolo e acquisti compulsivi.
Questo articolo è più che altro un sasso in uno stagno. Non darà risposte. E soprattutto non giudicherà.
Anche se molti dei comportamenti che guidano all’acquisto sono illogici, non sono però né immorali né dannosi, per cui non giudichiamo.
Anzi, partiremo proprio dai nostri comportamenti.
5 alibi per acquistare un gioco

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Una premessa
Premettiamo, ribadiamo, che ognuno spende i soldi come vuole.
Fintanto che quel comportamento non ha un aspetto clinico-maniacale, che danneggia la nostra qualità di vita, siamo liberi di spendere il frutto del nostro lavoro come vogliamo.
Ci sta pure che ci piaccia avere quel gioco in libreria solo per vederlo.
Ed il collezionismo non è un termine dispregiativo. E si può collezionare di tutto senza giustificarsi. Persino bustine di zucchero (e conosciamo almeno una persona…).
E in Volpe Giocosa, e ce ne sarebbe da parlare, non ci piace valutare tutto in termini esclusivamente utilitaristici. Usare solo questo metro potrebbe essere per noi un approccio patologico tanto quanto l’acquisto compulsivo.
Semplicemente l’articolo si mette nel punto di vista di un giocatore.
Acquisto compulsivo, poi, è un termine che usiamo spesso in termini ironici, ma che esiste davvero.

#1: La novità del momento: fra hype e FOMO
Era l’anno che a Play Asmodee rilasciava la nuova versione di Descent.
Ore 9, apertura cancelli, corsa allo stand.
Prezzo pieno e una tonnellata da portarsi almeno fino a sera. Il giorno dopo -20% su qualsiasi store.
(E come disse il Meeple Emico:“Siamo uomini di mondo… un 20% lo troviamo sempre”.
L’anedotto è per dimostrare che siamo drogati di hype e compriamo, spesso, a scatola chiusa.
Hype, e FOMO, sono le ragioni che alimentano i pre-ordini. Quasi quel pezzo sia introvabile.
E poi finisce in outlet.
Crowdfunding hype
Una menzione speciale la merita il crowdfunding, il pre-ordine di tutti i pre-ordini.
Paghiamo a prezzo pieno un prodotto, perché alla fine di questo parliamo, che ci arriverà dopo 1 anno ( Suez permettendo).
Ci convinciamo che lo facciamo per quella promo in particolare. Oppure per qull’add-on o espansione che non useremo mai.
E quando arriverà il dosaggio di hype nel sangue per quel titolo sarà sceso.
Vendo Kickstarter appena arrivato ancora nel cellophane: ecco il post da copia e incollare nei gruppi di acquisto.

#2: Era un’offerta imperdibile
Se volete è l’evoluzione naturale del punto precedente.
Village è un gioco interessante. In generale diciamo che ha avuto un buon riscontro nella sua storia: 7.2 su BGG.
Vent’anni dopo faccio una cartata di tutte le espansioni e metto in uno scatolone. Col pennarello scrivo Big Box.
Nel caso di specie combino un mezzo casino con la grafica, ma va bene lo stesso.
Ad ogni modo finisce comunque in outlet a 30€ (o a 4€ al chilo se preferite).
Che fai non lo compri?
Dipende se ci giochi.
Una Kallax di giochi imperdibili nel cellophane
Ed è così che a forza di sconti intoppi casa di giochi.
Ho risparmiato 30€. Se non lo compravi proprio, erano 70€ magari.
Insieme ci sono anche tutti i Kickstarter che nel frattempo non avete rivenduto.
E non rivenderete manco queste offertone nel caso vi pentiste. Perché tutti hanno lo stesso problema.
E manco a usare Vinted per abbattere i costi di spedizione.

#3: L’ho provato e mi è piaciuto
Provo un gioco da un amico, mi piace e lo compro.
E se compro a scatola chiusa non va bene, e se compro conoscendo il gioco nemmeno…. Aspettate. L’acquisto “consapevole” è, per così dire, lodevole. Se poi vi informate su Volpe Giocosa, meglio (angolo autopromozionale). Tuttavia dovreste fari la solita domanda.
Conosco qualcuno con cui giocarlo? (O sono nell’ordine di idee di trovarlo, magari tramite l’associazionismo).
Alcuni giochi o sono tremendamente di nicchia (un 18xx ad esempio) o hanno un numero di giocatori per cui “funziona” che è molto limitato.
Tenete poi in conto che, probabilmente, giocate sempre con le stesse persone. Avere tutti quanti la stessa copia di The Deal with the Devil (gioco originale tra l’altro) potrebbe essere insensato.

E’ lì nel cellophane che mi guarda
#4: Sono triste compro un gioco
Mentre scrivo questo paragrafo penso che sarebbe un ottimo topic per un’intervista con professionisti del settore (e con questa scusa pusho ancora una volta la nostra ottima intervista con la TdG Anagni).
In epoca di COVID rimanemmo in isolamento a causa di un contatto con un contagiato sia io che Sara.
Era pure Agosto, tanto per dire.
Vabbè almeno risparmiamo. Mai affermazione fu più falsa.
Fu sì l’occasione per giocare in solo, Brass. Ma fu anche l’occasione per acquistare giochi online.
Evitiamo, cortesemente, di sessualizzare la situazione suggerendo alternative.
Quello che vi dico è che uno Smartphone Inc. e un Red Flag Over Paris nel cellophane.
Un comportamento non solo di noi giocatori
E’ un argomento più complesso, come nella premessa accennavamo.
Parliamo infatti di un comportamento applicabile in generale. L’oggetto dell’acquisto potrebbe essere qualsiasi tipo di cianfrusaglia su Amazon in effetti.
Si tratta, dice Chat GPT, “di oniomania[…]una dipendenza comportamentale, simile alla ludopatia o alla dipendenza da Inernet.[…]
Hanno mostrato che la tristezza può portare le persone a sottovalutare il valore del denaro e sono più inclini a spendere.
Insomma, è un aspetto un po” più serio che va oltre il tono semi-ironico di questo pezzo.

#5: Intanto lo compro, semmai lo rivendo
Palesiamo un comportamento tra le righe che unisce un po’ tutte queste logiche di acquisto.
Spesso mentiamo a noi stessi.
Non importa se non lo giocheremo mai. Non importa se è la ventesima versione di Azul che Kiesling ha pubblicato perché deve crescere i figli.
Vi siete affezionati alla scatola, non al gioco.
Quella scatola di cartone l’avete vista sempre lì, vi ricorda qualcosa o, per altra emotiva ragione, “è un peccato venderla”.

(Credits: GMT su X.com)
Bonus track: il fattore tempo
I punti precedenti non sarebbero così illogici alla fine.
Ma c’è una premessa da fare: il tempo.
Penso fossimo davanti ad uno scaffale di Giochix a Play quando un visitatore, mio conterraneo, bestemmiò dicendo “i giochi ce li ho, è il tempo che mi manca“. “Dovrebbero vendere quello”,gli ho risposto.
Il problema del tempo e del gioco è il “meme di categoria” più diffuso in rete.
La logica “intanto lo compro, quando ho tempo ci gioco” avrebbe senso.
Ma quel momento sappiamo non verrà mai.
Tempo e tempismo
Esiste una filosofia industriale che parla di just-in-time.
Lo scopo è evitare di fare scorta ma produrre solo quello che si sa di vendere.
I giochi si deprezzano. Non sempre ma spesso.
Comprare un gioco (e solo pochi titoli diventano realmente introvabili e la vostra esperienza dovrebbe indicarvi quali) per tenerlo “in magazzino” è un costo.
Sia perché ci avete pagato sopra l’hype sia perché sta fermo.
Si potrebbe pensare di comprare quel party game, ad esempio, prima di Natale.
O Mr. President quando avremmo un periodo di ferie o che siamo a casa per un qualsiasi motivo.
Meglio una versione digitale?
In conclusione
Fra un articolo su quella o questa scatola oppure su fiere, vorremmo pubblicare più spesso qualche editoriale.
Oggi vi abbiamo parlato delle molle, soprattutto quelle più illogiche, che spingono all’acquisto.
Un articolo dal tono quasi da stand-up comedy ma che potrebbe far riflettere.
Intendiamoci: non che siamo meglio di voi. Ci siamo dentro con tutte le scarpe.
Possiamo dire che ne siamo consapevoli ed è già qualcosa.
E’ stata un’occasione, ci auguriamo, per farci un paio di risate insieme.
Quanto invece vi rispecchiate in questi comportamenti?
Intanto buon inizio di anno ludico!








