K3: il gioco è già nel setup

K3 è una montagna nel Nepal, Broad Peak, forse meno celebre delle sue sorelle K2 ed Everest.
Può essere che in Helvetiq già sapessero che questi nomi fossero stati presi da altri giochi.
Il risultato che l’azienda elvetica ci propone è un gioco astratto e compatto, da non lasciare solo ai più piccoli.

Tempo di lettura 5 minuti

In K3, lo andremo a vedere, non troveremo chissà che componenti.
Nessun tabellone, nessun dado, nessuna miniatura.
Solo cubetti di legno, in realtà a base esagonale, di diversi colori.
Come altre volte, ricordate ad esempio Triad, l’autore ha spremuto il materiale per metterci dentro tutta la sua inventiva.
Nessun colpo di scena, se non il gioco stesso.
Alle conclusioni cosa abbiamo trovato sul K3.

Per chi va di fretta
  • Un astratto che si basa sulla programmazione
  • Adatto anche ai più piccoli
  • E’ nel setup, l’organizzazione delle proprie risorse, la chiave del gioco
  • Richiede un po’ di apprendimento per avere partite lunghe
  • Considerando il sacchetto con i dadi è sufficiente, il gioco è molto trasportabile

K3 box side

K3
di Philippe Proux
Helvetiq

Da 2 a 4 giocatori. Età 8+

Durata: 15 minuti
Costo: 20 eur circa


Come vedete dal nostro specchietto, il gioco si adatta benissimo a volpine giocose.
Non servono infatti capacità matematiche, del tipo somma e sottrazioni per intenderci, che si imparano a scuola.
Che poi, alla fine, sono la parte meno importante di questa materia.

Solo cubetti, ma fatti bene

K3 si presenta in una scatola cubica che non vuole fare scena nello scaffale, ma ospita giusto quello che serve.
E quello che serve è un sacchetto di stoffa che contiene una marea di cubetti.
Sarebbe forse più preciso dire prismi a base esagonale regolare.
Insomma non sono cubetti german che volano con un’alitata.
E’ l’unico elemento di gioco, come da spoiler nelle introduzioni, ma Helvetiq non si fa trovare impreparata.
Sono pesanti e delle dimensioni corrette per l’uso che se ne deve fare.
Il sacchetto ha sia il ruolo di tenerli in ordine sia da contenitore per sorteggiarli.
I cubetti sono in diversi colori, con due colorazioni speciali: bianco e naturale (per naturale s’intende non dipinto).
Tenete a mente questo fattore, sarà utile nel capire il gioco.
Un’ultima nota: il regolamento è multilingua ed è presente, come ovvio, l’italiano.

Ma l’eleganza dei cubetti che escono dal sacchetto di tela?

Setup lungo? No, state già giocando

Il setup del gioco può sembrare lunghetto. Dovete infatti costruire una piramide con dei cubetti che pescherete dal sacchetto.
Ad un certo punto infatti avrete davanti tutti i pezzi a disposizione usciti dal sacchetto, più alcuni speciali come visto in precedenza.
A quel punto dovrete costruire una piramide, la cui altezza dipende dal numero di giocatori, un po’ come vedete sul fronte della scatola.
La regola per costruirla è quella che potete immaginare: ogni cubetto va a cavallo di due che gli stanno sotto.

Il Campo Base: dove inizia la scalata a K3.
9 cubetti in 4 colori diversi

Un lavoro meticoloso, ma l’attenzione da prestare non è nella stabilità

I cubetti, come dicevamo, hanno forma, peso e dimensioni tali da creare una struttura facilmente stabile.
Anche se siete un po’ goffi, e qui persone coì ce ne sono, la piramide non sarà da foto ma sarà comunque funzionale allo scopo.
Il problema è che non dovrebbe essere costruita a caso, a meno non abbiate un appuntamento dal dentista e dovete chiudere la partita, a vostro sfavore, in un minuto.
Prima di darvi all’edilizia infatti, avrete estratto a centro tavolo il campo base: nove cubetti contigui in almeno quattro colori diversi.
La vostra abilità sta proprio nel costruire la vostra piramide-riserva in funzione del campo base e di quello che vi aspettate possa accadere.

A seconda del numero di giocatori coinvolti, la “piramide” ha un’altezza diversa

Tutto sta nella logica di piazzamento e a che punto sta la scalata del K3

L’ambientazione prevede che voi scaliate il K3, partendo dal campo base.
Il modo di collocare i cubetti sul campo base è lo stesso visto per costruire la vostra piramide, ma la costruzione-scalata del K3 ha le sue regole.
In sostanza quando mettete a cavalcioni un vostro cubetto su uno del K3, che sia il campo base all’inizio o un livello più alto nello scorrere della partita, il suo colore deve essere almeno uguale ad uno dei due sottostanti.
Se poi i sottostanti sono entrambi dello stesso colore, scatta un malus: vi fregano un cubetto dalla piramide.

Cubetti bianchi e naturali: a volte un salvagente importante

Chiaramente non tutto è disponibile

L’informazione che stiamo per darvi è tremendamente banale ma è alla base del gioco.
I cubetti della vostra piramide disponibili, ovvero quelli che potete mettere per scalare il K3, sono quelli che non causano il crollo della struttura.
All’inizio quindi avrete solo un cubetto disponibile, mentre aumenta la varietà più si va avanti nel gioco.
Tra l’altro tutto torna; all’inizio avete chiaro dal campo base che colore vi serve, così da necessitare meno scelta.
Al contrario potreste non avere chiaro che direzione possa prendere la partita nei turni successivi: meglio avere ampia scelta.
L’uso dei cubetti naturali (jolly) e bianco (salta il turno) vi salveranno da una prematura eliminazione in diversi casi.
Infatti, se in qualche momento non siete in grado di posare un cubetto, anche accettando una penalità, siete eliminati dalla scalata.

In conclusione

K3 è un astratto di Helvetiq davvero minimal: pochi elementi ma ben legati fra loro.
Non vi nascondiamo che la prima partita è durata qualche minuto con il regolamento che è stato profetico in questo.
Già, perché K3 è sostanzialmente un gioco di programmazione.
Ci sembra che lo scopo sia quello di scalare il K3 dal campo base, ma qui vi proponiamo un altro punto di vista.
Il setup, la creazione della propria piramide-riserva, è la fase fondamentale di tutto il gioco.
Se ci è permesso un crossover, è un po’ la stessa cosa che accade nel bridge.
Si dice infatti che nel bridge la parte più importante sia la licitazione, mentre il gioco della carta, a quanto dicevano dandy ottocenteschi, “si può lasciare al proprio lacchè”.
In K3 in realtà anche la scelta e posa del cubetto non è così automatica, ma sicuramente subordinata alla creazione della propria piramide di risorse.

Nonostante la nostra goffaggine siamo riusciti a costruire questa struttura.
Pertanto buon gioco a tutti!

Un gioco per bambini e per famiglie

Come dicevamo non c’è niente di complesso.
Ok, pianificare la piramide iniziale non è semplicissimo, ma si impara.
I cubetti sono “robusti” cosicché un bambino dovrebbe riuscire, anche se ha manine poco precise, a creare una piramide sufficientemente stabile.
Dovrebbe posizionare anche gli elementi sul K3 senza portare a un crollo che azzera la partita.

A chi può piacere

K3 è un astratto: niente sherpa, niente piccozze o bombole d’ossigeno.
Ma se amate l’affilatezza come un rasoio della meccanica di questo tipo di giochi, siete nel posto giusto.
E’ anche un gioco che richiede un po’ di pazienza, il regolamento stesso ve lo dice.
Le prime partite, causa inesperienza, durano davvero poco.
Ma sta forse proprio nella curva di apprendimento la longevità di K3.
Una piccola postilla: il gioco è a eliminazione, come abbiamo visto.
E’ un effetto che può piacere come no.
Se poi volete, come bonus track, il regolamento offre una modalità cooperativa: così non si scontenta nessuno.

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10 Febbraio 2022

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