Unfold – Dark Story: un altro incontro con il dr. Dark

Se ci seguite da un po’, sapete che siamo appassionati di escape room.
Ogni editore ha una sua linea e alcune case editrici più di una. dV Giochi ad esempio pubblica l’ottima serie Deckscape, ma anche localizzato Fuga dal Manicomio.
Lo abbiamo provato con diverse persone e ha saputo coinvolgere tutti.
Unfold – Dark Story è il sequel degli avvenimenti raccolti nelle 10 missioni.

Tempo di lettura 5 minuti

Per giocare a Dark Story non serve avere giocato Fuga dal Manicomio. In senso stretto.
In realtà sapere cosa è successo all’interno dell’istituto darà un più chiaro quadro su chi sia il dr. Dark e perché la polizia lo abbia arrestato.
Il nostro articolo è completamente senza spoiler, ma vi raccontiamo un po’ come è andata.
Per lo stesso motivo non pubblichiamo foto del contenuto.
L’unica cosa che possiamo dirvi è che per Dark Story, a maggior ragione, è una saggia decisione.

Per chi va di fretta
  • Unfold – Dark Story è il sequel del più “ciccioso” Fuga dal Manicomio”
  • Gli enigmi sono sequenziali
  • La difficoltà degli indovinelli è per lo più semplice: puntano di più a stupire
  • Dark Story andrebbe visto con occhi diversi rispetto a quelli con cui si vede il suo fratello maggiore
  • Usare la meccanica delle risposte chiuse per risolvere gli enigmi è un difetto del giocatore, non del gioco

Unfold – Dark Story
di Alexander Peshkov e Ekaterina Pluzhnikova
dV Giochi

Da 1 a 4 giocatori. Età 12+

Durata: un’ora
Costo: lo trovate su Get your Fun


Un formato inusuale

Fuga dal Manicomio ricordava un certo formato con cui veniva pubblicato l’Orlando Furioso.
Si trovava difatti un’edizione, ma non era l’unica opera, divisa in due volumi tenuti insieme da un cartoncino.
Allo stesso modo le 10 avventure erano contenute in due blocchi da 5 in due scatole separate.
Dark Story a suo modo è anch’esso particolare. Sembra una cornice con all’interno una foto.
Una volta aperta la scatola non troverete né carte né buste.
Dark Story si sviluppa come un libricino.
Le pagine di questo libretto si aprono come le cartine ACI che erano popolari prima dell’avvento del GPS.
Ogni nuova pagina si gira solo se si trova il codice.
Ogni pagina, ogni “falda”, è numerata in modo che non ci siano errori nei riferimenti che serviranno a collegare ogni enigma alla sua soluzione.
Alla fine della partita avrete qualcosa del formato delle suddetta cartina, ma ogni pagina racconterà un pezzo di storia: l’evasione del dr. Dark.

Dark Story è il sequel di Fuga dal Manicomio, ma da una scatola così diversa è illogico aspettarsi la stessa esperienza

Lo schema di gioco (senza spoiler)

Le prime pagine di Dark Story insegnano al gruppo a muoversi. Sono difatti da intendersi come un regolamento.
Aprendo una pagina a due ante avete da una parte le soluzioni e dall’altra i suggerimenti.
Sono nascosti, e vi si accede, e come le caselle del calendario dell’Avvento.
Ne Fuga dal Manicomio per ogni enigma erano possibili due suggerimenti. Se non bastavano veniva fornita la soluzione.
In Dark Story troviamo un solo suggerimento per indovinello, che non comporta penalità nel caso ci si faccia ricorso.
Un’altra differenza rispetto all’episodio precedente sta nelle soluzioni.
Sono a risposta chiusa. Per ogni enigma vengono fornite delle possibilità. Diciamo, ad esempio, che per un indovinello ci sono 6 sportellini possibili.
Solo quello giusto nasconderà un pallino verde, confermando di essere la soluzione esatta.
Come vedremo tra poco, sfruttare questa meccanica di Dark Story è probabilmente un modo per rovinarsi l’esperienza.
In effetti, a essere precisi, non sono indovinelli a risposta chiusa ma questo è solo un escamotage per evitare le “false” carte soluzione.

Come godersi Dark Story

Un caveat

Abbiamo trovato in rete pareri discordarti riguardo questa escape room.
Resta fermo, come sempre, il principio che ognuno si fa la sua opinione.
E resta anche ferma l’idea che Volpe Giocosa è incapace di fare recensioni e dare voti.
Noi vi raccontiamo la nostra storia e il nostro punto di vista.
Qui di seguito vi indichiamo quale sia secondo noi il modo migliore per approcciarsi a Dark Story e godersi la scatola.
Ovviamente, come promesso nell’introduzione, non vi diremo né in cosa consistono né come si risolvono gli enigmi.
Sconsigliamo anche di girare troppo il web prima di aver completato l’esperienza: ci sono troppe informazioni.

Non fare paragoni

Essendo Dark Story spinta come il sequel di Fuga dal Manicomio, ci si aspetterebbe un’esperienza simile.
In realtà non è così. Questo potrebbe essere un motivo di delusione per il giocatore, sebbene Dark Story possa o no essere un’esperienza valida.
Del resto Fuga dal Manicomio era un tomo, come dicevamo, bello pesante.
La sua robustezza e la trama, che era uno dei punti che ci aveva sorpreso perché rara all’interno di una escape room, aveva modo di dipanarsi per più di 10 ore.
Dark Story ha il formato di un pacchettino, ha un’unica missione e costa un quarto.
Gli elementi wow che troverete al suo interno, considerando per l’appunto anche il costo, sia in termini assoluti che paragonati al fratellone, sono anche abbondanti.

Non approfittare della meccanica

Uno dei modi sbagliati, che sia una escape room da tavolo o reale, è quella di provare a risolvere gli enigmi per tentativi.
E umano farlo, magari quando siamo alla ricerca di un codice numerico di poche cifre.
A quel punto non si cerca più la soluzione, ma la si verifica.
Dark Story da questo punto di vista si presta a essere mal giocato.
Come da paragrafo precedente, le risposte agli enigmi sono in forma chiusa.
Basterebbe segnarsi la decina di soluzioni proposte, “metterle” nell’indovinello del momento, è vedere quale sia quella giusta.
Ok, ma state uccidendo voi stessi la scatola.

Non proprio una escape room…

Dark Story l’abbiamo trovata un po’ particolare per essere una escape room in senso stretto.
Più di altre volte la parola “esperienza” le se addice.
Buona parte degli enigmi sono abbastanza semplici, ma formulati in modo originale. In altri casi la soluzione potrebbe anche farvi emettere un sospiro di stupore.
Comunque sì, in un’oretta li abbiamo risolti pure noi che non siamo delle iene da escape room.

In conclusione

Unfold – Dark Story si propone come il sequel di Fuga dal Manicomio, il gioco dei dieci personaggi che per qualche motivo avevano a che fare con l’istituto gestito dal dr. Dark,
Non siamo tecnicamente di fronte ad un espansione e non è quindi obbligatorio avere portato a termine la scatola precedente.
Lato nostro ve lo consigliamo, sia per la continuità della trama sia perché Fuga dal Manicomio è una escape room che ci ha preso.
Da una scatola che sta sui 10€ non ci si può tuttavia aspettare un esperienza simile a quella del boxato da 10 casi.
Anzi, visto il prezzo ci saremmo aspettati qualcosa che ruotasse solo su addizioni e somme.
Invece abbiamo trovato qualcosa di più.
Certo, gli indovinelli sono in successione obbligata: risolto A, si passa a B e poi a C.
Le due pagine che presentano ciascun enigma hanno già in sé tutto quello che serve per la soluzione.
Queste caratteristiche di linearità sono comunque presenti in diverse escape room, anche più costose.

A chi è consigliato

Per chi si avvicina alle escape room e non dispiace la linearità della sequenza degli enigmi.
Chi invece un esperto lo dovrebbe affrontare chiedendosi “cosa si saranno inventati questa volta?”
Il formato, fisicamente piccolo, dà forse il meglio di sé per 2 giocatori.
Alcuni indovinelli proposti sono semplici, altri più impegnativi e richiedono un attimo di astrazione. Altri vogliono solo stupirvi.
Ecco: Dark Story può essere suggerito a chi vuole stupirsi con cose semplici, senza ricorrere a strumenti elettronici.
Questa è forse l’eredità che l’autore si porta dietro da Fuga dal Manicomio.
Se cercare qualcosa di più heavy, c’è il fratellone se vi va.

Se volete acquistare questo gioco, vi consigliamo di rivolgervi a Get Your Fun.
Arrivarci attraverso questo link a te non costa nulla, anzi, ed inoltre aiuterai a sostenere Volpe Giocosa.

17 Dicembre 2021

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