The Thing: tutti odiano Nauls

Si avete letto bene. Correva il 2021.
L’autunno scorso, grazie all’invito di Pendragon Game Studio, abbiamo avuto modo di provare The Thing.
Come sapete, chi ha partecipato alla campagna Kickstarter, sta ricevendo in questi giorni la propria copia.
È venuto il momento di raccontare la nostra esperienza.

Tempo di lettura 6 minuti

Del resto, The Thing sarà a breve disponibile nella sua versione retail (quello più standard, senza esclusive del Kickstarter).
Allo stesso tempo sarà messa in commercio anche la sua espansione Norwegian Outpost.
Ecco, quindi, che il nostro racconto potrà essere utile a quanti stiano valutando l’acquisto.
Alcuni link alle conclusioni insieme ad un nostro parere.

La Blue Room

Si tratta di una stanza ricavata all’interno dello stand di Pendragon Game Studio, con delle pareti plexiglass.
Un gruppo di persone prova quindi i giochi proposti su invito dell’editore.
Vi abbiamo difatti già raccontato come andò con Interstellar, il cui Kickstarter si è chiuso poche settimane fa.
Il primo gioco che provammo in realtà fu per l’appunto The Thing, che già conoscevamo dalla campagna Kickstarter.
Una campagna di crowdfunding che, nonostante imperversasse la pandemia, si è comunque fatta conoscere.
Dai risultati ottenuti, anche apprezzare.

L’ambientazione che non conoscevamo

A dire il vero, anche per quanto già scritto, conoscevamo la storia.
Tuttavia, nessuno di Volpe Giocosa aveva mai visto La Cosa.
Neppure il vostro affezionatissimo Redattore, che sta scrivendo e che partecipò in prima persona alla partita.
Per chi fosse nelle nostre condizioni, The Thing è ambientato in una base antartica.
In buona sostanza stanno succedendo cose strane e si è sicuri che una presenza, un Alieno, si sia impossessato di un membro del team.
La cosa da fare è abbandonare la base, magari non portandosi dietro persone infettate.
La situazione però non è delle migliori, a parte questo problemino con gli alieni.
La stazione è messa maluccio o, comunque, i mezzi per abbandonarla non sono pronti.
Se volete farvi venire a prendere da un elicottero, tocca ripristinare l’apparecchiatura radio e inviare il segnale.
Potete anche evacuare in autonomia, approntando l’elicottero col carburante o il gatto delle nevi (in questi due casi c’è anche il problema relativo a trovare le chiavi).

Nel frattempo bisogna anche sopravvivere

Mentre vi organizzate per trovare una soluzione, c’è anche da gestire il day by day, ovvero tutte quelle attività quotidiane per sopravvivere.
Sono banali sì, come produrre pasti o mantenere l’impianto di riscaldamento efficiente e alimentato.
Lo stesso dicasi per l’impianto elettrico, che può impallarsi anche lui e lasciarvi al buio.
Più volte è accaduto, con un impatto sul gameplay.
Anche il meteo ha un suo peso, sia in termini di temperatura sia per il tempo che l’eventuale elicottero necessita per venirvi a prendere.

Il nostro Nauls

La nostra partita con Nauls

Non stiamo qua a spiegarvi meccanica e regolamento. Ci sarà un’altra occasione. Se volete comunque potete anticiparvi scaricando il regolamento in italiano.
Casualmente ci viene assegnato Nauls, l’afroamericano che si occupa della cucina.
In pratica ha un bonus nel produrre cibo.
Un segnalino, da non rivelare, ci dice che non siamo infetti: siamo dei semplici essere umani.
Ogni giocatore interpreta quindi un personaggio con le sue abilita e fra di noi si nasconde l’Alieno.
Non sappiamo chi sia, ma il suo scopo, in breve, è sabotare i piani di fuga degli umani.
Per avere più alleati, senza farsene accorgere, cercherà di infettare quante più persone possibili.

Puntammo a questa soluzione, per evitare lo sbattimento delle chiavi o forse perché quella più lineare.
(credits: regolamento PGS)

Stiamo giocando a un gestionale?

Questa l’impressione nei primi turni.
Ogni giocatore sfrutta il suo personaggio così da usarne le abilità e si collabora tutti quanti per riparare la stazione.
Con Nauls finiamo irrimediabilmente in cucina a produrre pasti.
La nota positiva è che nessuno veniva a darci una mano (il gioco premia la sinergia).
Se c’è qualcosa che la pandemia ci ha insegnato, è che più contatti si hanno più si rischia il contagio.
In realtà dovevamo capirlo: i capannelli che si formavano nelle varie stanze, che sia stata quella del generatore o nella Stanza Comunicazioni, non erano tutti mossi dalla buona volontà.
Fra tanti buoni samaritani volenterosi si nascondeva l’Alieno.

Il fattore tempo non è propiamente scandito dai turni, bensì dalle risorse che scarseggiano.
Non fatevi fregare: il vostro scopo è scappare, l’Alieno vi vuol far perdere tempo.
(credits: regolamento PGS)

Le cose vanno per le lunghe

Insomma, pare di essere a giocare ad Alta Tensione. Nessuno sembra realmente capire che il tempo passa e le risorse, come carburante e cibo, iniziano a diminuire.
L’idea generale è quella mainstream: riparare la Stanza Comunicazioni e farsi venire a prendere.
In questa routine, in termini di gioco nemmeno noiosa, cerchiamo di rompere gli schemi.
Nauls, con abilità da cuoco, ha prodotto pasti con poco spreco e quindi le riserve di cibo sarebbero sufficienti ancora a lungo.
Prendiamo il coraggio a due mani e usciamo dalla cucina.

NON L’AVESSIMO MAI FATTO.

“Eccolo…eccolo…ti voto”.
L’idea generale era che il buon Nauls cercasse compagnia e si mettesse di buzzo buono a contribuire all’evacuazione per infettare qualcuno.
The Thing ha un aspetto alla Grande Fratello, per i puristi di voting, dove ad ogni turno dopo un confronto (qui più Temptation Island) si vota chi si pensa essere un alieno.
Indovinate chi era nella cerchia dei nominati? Esatto.

Ogni giocatore mette le carte azioni nel mazzo, senza rivelarle.
A un certo punto i sabotaggi aumentarono…

Le cose iniziano a non funzionare e cresce il sospetto

Qua inizia la parte paranoica del gioco, quella che davvero abbiamo preferito in The Thing.
In questo piccolo thriller avrete capito come Nauls era preso di mira.
Comunque si crea altra confusione, dovuta ai cani da slitta che scappano dal recinto e che sono veicolo di “infezione aliena”.
Alcuni giocatori iniziano ad armarsi, cosa che non è un bene.
Soprattutto perché lo fanno per il bene degli altri o, nel caso del lanciafiamme, per scovare l’alieno.
Chi non conoscesse il film, con quest’arma e un fil di ferro si può fare un test per verificare la natura umana o aliena di un personaggio.
Un altro modo è quello di fare dei test, tipo tampone.
Viene incaricato il Dr. Blair, che ha dei bonus in questo senso, di testare l’intera squadra con l’idea di isolare i negativi, in modo che non possano essere contagiati e siano quindi persone fidate.
Stranamente i “tamponi” che usa (li pesca da un sacchetto) sono tutti fake, ovvero non utilizzabili.
I segnalini non vengono mostrati a tutti, ma guarda caso il dottore non può aiutarci a capire chi è chi.

Il medico trovava solo “tamponi” non funzionanti.
Strano…molto strano

Paranoia

In The Thing, giusto per capire un attimo, le azioni sono nascoste.
Ogni giocatore mette una carta in un mazzo, nessuno sa chi ha messo cosa, e il leader di turno associa le azioni alle persone.
In principio le azioni erano tutte positive o neutre, adesso escono sabotaggi.
Tutti “bestemmiano” contro Nauls che evita il contatto con tutti.
Fa anche gesti palesi per mostrare di essere un umano per bene.
Il dottore non si capisce che combina, ma non toglie l’acqua dal vino.
Fa freddo e si rompe definitivamente il riscaldamento.
Finiamo più volte al buio, cosicché le carte azioni finiscono, secondo regolamento, nel mazzo a caso.
Il meteo ci mette del suo: tempeste.

Un, brutto, epilogo

Alla fine, l’elicottero arriva alla base. Già eravamo sul punto di dare fuoco ai locali, attività alternativa per riscaldarsi.
Qualcuno se la piglia col povero Nauls, ma grosso modo è chiaro che non c’entra niente.
Arrivato l’elicottero è uno dei primi a salire.
Inizia il salvataggio a catena: chi fai salire chiama a sua volta a bordo un altro che mostra la sua “carta DNA”.
S’interrompe nel caso salga un alieno.

Come andò fine quella brutta storia

In conclusione

Speriamo che il nostro piccolo thriller vi abbia intrattenuto.
Più che altro volevamo darvi un’idea del clima che aleggia su un tavolo di The Thing.
Come potete leggere da queste righe siamo passati da una gaia collaborazione, a un clima sospetto fino alla paranoia.
The Thing ha un regolamento sostanzialmente semplice e ricorda Nemesis.
Nessun combattimento però o una minaccia palese come nel gioco di Cranio Creations.
Qui Pendragon Game Studio ci offre un gioco tutto basato sulla psicologia.
Alla fine, il povero dottore era un umano: pescava davvero male dal sacchetto.
Un po’ una vittima anche lui, come il povero Nauls.
Altri giocatori, quelli che cercavano armi, quando avevano questa mania erano umani anche loro, semplicemente più ansiosi o aggressivi per natura.
L’alieno, anzi, gli alieni visto l’ottimo lavoro dell’ “originale” era stato davvero bravo a muoversi sempre nell’ombra e a contagiare in modo stealth.

A chi lo consigliamo

Semplice: leggete la nostra piccola storia di vita vissuta e vedete se vi piacerebbe viverla anche a voi.
Il gioco è consigliato anche a chi è alle prime armi, sebbene almeno uno più pratico che giri la manovella della meccanica è necessario.
Ci sono solo alcune eccezioni da tenere conto, tipo ad esempio quando la natura dell’Alieno è palese, che bisogna saper un attimo gestire.
Niente di trascendentale comunque.
Noi sicuramente ci rigiocheremo.

Qui di seguito vi proponiamo una lista di giochi qui citati o inerenti questo articolo.
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22 Aprile 2022

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