Escape from New York: Jena non ce l’ha fatta

L’invito nella Blue Room è uno degli eventi che maggiormente attendiamo quando si avvicina Play.
Non è questione di divismo (ne avremmo motivo?) o elitarismo, ma proprio l’opportunità che l’evento offre di provare anticipazioni ed incontrare autori.
Quest’anno, tra l’altro, anche Ignacy Trzewiczek, che ha autografato la nostra copia di “Giochi da tavolo che raccontano storie“, un libro ispirante.

Tempo di lettura 6 minuti

Ecco quindi che a Play 2022 ci siamo trovati nella New York di Snake Plissken, noto in Italia come Jena.
E sì, stiamo parlando di un altro film cult che Pendragon Game Studio ha messo in una scatola.
Ed anche questa volta, come per The Thing, è un film di John Carpenter.
Questo è il racconto del Redattore sulla nostra demo a Modena.
Alle conclusioni anche dei link utili.
Per il resto tenete conto che le foto si riferiscono alla versione prototipale.

Per chi va di fretta
  • Dal film Fuga da New York
  • Tutti contro “New York”
  • Salvare il Presidente unica scelta? Non è detto
  • Raggiunto in un’ora scarsa l’obiettivo su gamefound

Un po’ di trama

Se non aveste visto Fuga da New York vi offriamo un po’ di contesto intanto che vi attrezzate per colmare questa carenza.
In estrema sintesi l’isola di Manhattan è stata segregata dal resto della Grande Mela ed è stata adibita a penitenziario.
Per meglio dire: vi buttiamo lì e vi arrangiate.
Anzi, vi miniamo pure i ponti che vi collegano alla terraferma.
Si crea così un microcosmo, dove il Duca e’ il boss dell’isola.

Scendere a compromessi

Quasi 10 anni dopo l’istituzione di questa “zona franca”, il caso vuole che l’aereo presidenziale finisca in mano a dei kamikaze, ma il Presidente degli Stati Uniti riesce a salvarsi, sebbene atterra in questa giungla metropolitana.
Jena, che stava per essere buttato dentro per altre ragioni, viene incaricato di salvare il Presidente.
Attenzione che qua il punto importante: ha 24 ore di tempo per trovare l’audiocassetta e il Presidente e portarli via da New York.
Scaduto il tempo, due microbombe iniettate nel collo faranno fare una brutta fine al nostro Jena.
Inutile dire che il film si conclude con il salvataggio del Presidente, alla fine un personaggio negativo:
C’è tempo per l’ultima beffa da parte di Jena: l’audiocassetta che conteneva il suo discorso è stata sostituita da una fake, contente musica. Cosa c’era nella cassetta originale? Il classico McGuffin Anni 80.

La plancia di Jena

Il primo ad entrare

Arrivo nella Blue Room con l’anticipo delle grandi occasioni: tavolo apparecchiato e la possibilità di gestire qualsiasi personaggio, compresa “New York”.
Questo ruolo, un po’ come l’alieno di The Thing, tenta di ostacolare l’intento dei giocatori.
La differenza è che la sua identità è ben nota e guida in pratica i vari antagonisti del film, come il Duca, Romero e scagnozzi vari.
Dalla parte dei buoni, si fa per dire, non solo Jena ma altri iconici personaggi che troviamo nella pellicola di Carpenter.
Un po’ di imbarazzo generale ma poi la scelta è quella infine più ovvia: Jena Plissken.

Si parte a esplorare Manhattan dalla biblioteca

Davvero nel film di Carpenter

All’interno di Escape from New York c’è tutto: trovare il Presidente, l’audiocassetta e capire qual è il ponte da attraversare per lasciare incolumi Manhattan (ricordate la storia delle mine?).
La riuscita della missione dipende dalla capacità di coordinazione del team.
Esatto, Escape from New York e’ un collaborativo e ogni personaggio dà una mano mettendo a disposizione del gruppo le proprie abilità speciali.
Od anche “equipaggiamenti” iniziali, come la yellow cab per il tassista.
Un mezzo davvero utile per esplorare Manhattan e per travolgere anche chi intralcia i vostri piani.
Jena è uno che mena e parte già armato.
I personaggi poi possono crescere, “livellare” in gergo, sbloccando abilità.

La macchina si è dimostrato un elemento utile

Un gioco di esplorazione

Spiegate le regole del gioco , iniziamo a esplorare Manhattan, di volta in volta girando nuove tessere e scoprendo nemici o pescando risorse.
Ogni giocatore ha il suo mazzo di carte: gioca una o più carte dalla mano che finiscono negli scarti.
Questi poi si rimescolano quando esaurisce il mazzo.
Il problema è che ogni volta si compie quest’ultima operazione il countdown avanza e penso vi ricordiate cosa accade quando arriva a zero.

Manhattan

Le cose si mettono male

Nessuno sa bene cosa sia meglio fare. Del resto è una demo di un gioco inedito.
Ognuno prova a seguire l’indole del proprio personaggio sfruttando le abilità speciali riportate nella plancia.
Sistema che probabilmente non funziona, se manca il coordinamento: mentre giriamo per le varie avenue tendiamo a sparpagliarci fra le varie avenue e Central Park.
Gli oggetti utili, che permettono il completamento dell’obiettivo, sono rari.
Senza scendere nel dettaglio, il regolamento lo trovate qui in inglese, ci sono delle valigette sparse per New York dal contenuto ignoto. Sbirciarci dentro fra parte del vostro lavoro.
Sono invece più frequenti gli scagnozzi del Duca che a un certo punto assediano un gruppo di giocatori.

Il nostro Jena prende la sua strada…

C’è sempre un piano B

Le cose si mettono male e quindi penso al piano B, ovvero all’altra modalità di vittoria.
Escape from New York offre la possibilità di una vittoria in solitario.
Ci sono diversi obiettivi personali. Il mio era quello di trovare l’aliante (gullfire), il nastro fake e abbandonare Manhattan planando da un grattacielo, evitando così il problema del ponte.
Ecco che allora mi defilo in vicoli secondari e inizio a procacciarmi l’opportunità di pescare dal mazzo delle risorse.
Devo trovare quello che mi serve prima che il tempo finisca, mentre gli ormai ex-compagni sono asserragliati da “New York”.
Tuttavia non passo inosservato e si avvicinano dei teppisti.
Del resto la meccanica del rumore fa sì che più azioni fai, più produci rumore, più si vendica “New York” nel turno successivo.
Un po’ con le carte e un po’ usando la mia pistola secco un po’ di nemici, ma il tempo corre e il mazzo delle carte, dove ancora si nasconde il fake tape, troppo spesso.

Le armi di “New York”

Il ritorno all’ovile

Alla fine gli ex-compagni, complici anche investimenti plurimi in auto, riescono ad avere la meglio.
Hellman, come “dote iniziale”, ha informazioni già in partenza che gli permettono di individuare il ponte sminato. Questa abilità un po’ ci fa gioco.
A questo punto ha poco senso accanirsi a cercare l’elemento mancante per il mio obiettivo.
Tra l’altro fra le mani ho il nastro reale.
Ci diamo appuntamento all’imbocco del ponte: dobbiamo attraversarlo portando con noi gli elementi richiesti. Come nelle migliori scene di Hollywood arriviamo sul filo si lana.
Solo che in questo tipo di film, Fuga da New York incluso, arrivano un attimo prima.
Per noi è il contrario: poco prima di varcare il ponte sminato il countdown termina (tra l’altro anche sfortuna, perché non è totlamente prevedibile).
“New York” ha vinto.

The time is over

In conclusione

>> Link a Gamefound
>> Link al regolamento
>> Link al modulo TTS per provare Escape from New York

Questa in breve l’esperienza di Volpe Giocosa con Escape from New York nel Maggio del 2022 a Modena.
Non sappiamo quanto il gioco, che ha raccolto ad oggi più di 150 mila euro, sia stato modificato rispetto alla versione prototipale.
L’esperienza è stata un po’ la stessa avuto in The Thing: un reale trasporto nell’ambientazione proposta.
Il gioco è un uno contro tutti. E ‘classificabile come semi-cooperativo per il fatto che oltre alla vittoria comune, collezionando tre oggetti e abbandonando l’isola, c’è la possibilità di un vittoria solitaria.
All’inizio non ne capii bene il senso: alla fine non c’era un traditore tra noi e non c’era motivo per non cooperare.
Poi, quando si è verificato l’ “ingolfamento riportato”, passai ad un piano B.

Qui di seguito vi proponiamo una lista di giochi qui citati o inerenti questo articolo.
Acquistandoli dal nostro partner Get Your Fun attraverso questi link non ti costa nulla, anzi, e aiuterai a sostenere Volpe Giocosa:

20 Ottobre 2022

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