Agorà: viva i chiacchieroni

Agorà è un altro di quei titoli che non comprerete mai di vostra sponte. E’ un gioco vi deve in qualche modo capitare. Una volta che inizierete a giocarci, ne rimarrete piacevolmente sorpresi o, almeno, questa è stata la nostra esperienza.


Agorà
Spielworxx

Da 2 a 4 giocatori. Età 10+
Durata di una partita: circa 1 ora
Prezzo: 50 eur (25 eur in offerta su uplay.it)


Agorà è uno di quei German rigorosi, un bel piazzamento lavoratori cugino di Stone Age e Snowdonia. Decisamente meno blasonato, in particolare del primo, ha comunque meccaniche e ambientazione accattivanti che possono dire la loro.

La famiglia è la famiglia

In Agorà sarete a capo di una famiglia di aristocratici che si chiamano…dalla A alla E (e lo so, poteva andare meglio). Ogni membro, che scaraventerete in giro per Atene, ha un punteggio nell’abilità più importante per un politico: l’arte oratoria. A cosa serve? A un sacco di cose.
Serve, ad esempio, quanto andate al mercato a comprare legna, argilla o marmo. A volte il materiale scarseggia e solo il bravo oratore riuscirà a tornare a casa con quanto si era prefissato.
E cosa ci facciamo con tutto ‘sto materiale? Innanzi tutto ci paghiamo i maestri, quando mandiamo a studiare i nostri familiari a scuola per incrementare la loro parlantina. In secondo luogo, dovremmo costruire un’opera monumentale, che necessita materiale e ci dà punti.
Perché come ogni severissimo German, anche Agorà ha il suo spazio segnapunti con pedina predisposta all’uopo.

“Ladri te, tu’ padre e tu’ nonno”

La meccanica che contraddistingue Agorà e il processo, un po’ articolato all’inizio, ma sicuramente divertente una volta presa dimestichezza. Una delle possibili posizioni che un nostro omino può occupare è il Foro.
Qui, durante la risoluzione, in base alla capacità oratoria totale dei vostri congiunti, sarà eletto il temutissimo procuratore. Questo sceglierà chi accusare fra i tre mercanti di Atene.
Fatto questo, si sorteggia a caso una commissione di 3 membri per ciascuna famiglia. Radunati in un ideale consiglio, ogni gruppetto cercherà di portare l’acqua al suo mulino per eleggere il giudice.
Giudicare spetta infatti al giocatore il cui trio di presenti nel consiglio ha la somma di arte oratoria (aridanghete!) più alta.
A quel punto il fortunato giocatore dovrà dire se il mercante è colpevole o no.
Se è colpevole, questo disgraziato finisce in galera, un nuovo mercante prende il suo posto e regala due unità della sua mercanzia a quel corrotto del giudice. Sia il procuratore che il giudice si portano a casa un punto per il lavoro svolto. Inoltre tutti gli acquirenti che stavano a quella bancarella perdono un punto di oratoria, per essersi fatti fregare.
Se invece il venditore è innocente, allora allunga al giudice una sua mercanzia, il “padrone” del procuratore perde un punto per la misera figura.
Insomma, tutto un magna magna generale.

Agorà è un gioco che funziona e diverte, soprattutto nella parte dei processi.
Se volessimo essere cattivi, potremmo dire che chi ha un vantaggio in oratoria, per cui viene eletto a giudice, ha la possibilità di incrementare il suo vantaggio mandando in galera i mercanti. Questa dinamica, che prende il nome di snowball, potrebbe squilibrare il gioco.
E’ vero che la meccanica del piazzamento lavoratori livella un po’ tutti i giochi e si ha sempre un deja-vu, però se vi imbattete in Agorà a un’asta, come è successo a noi, fate un’offerta: ne vale la pena- Intanto guardatevi queste foto di BoardGameGeek.

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