Lucca Comics 2022: il punto di vista di un giocatore

Già. L’articolo di oggi non brilla per la sua originalità.
È difatti il tipico pezzo dove si racconta la propria esperienza alla fiera toscana.
Perdonateci quindi il cliché.
La promessa che vi possiamo fare è che non pubblicheremo le foto “con il bottino di Lucca”.

Tempo di lettura 5 minuti

A parte il cinismo dell’incipit, questa avventura a Lucca Comics, dopo davvero tanti anni, è stata molto piacevole.
Solo il Redattore ci era già stato, ma all’epoca la Guerra dell’Anello era appena uscito (lasciamo all’attento lettore la datazione dell’evento).
La pioggia che sta arrivando in questi giorni fa sembrare così strano che solo qualche giorno fa pranzavamo su un marciapiede dietro Palazzo Ducale in maniche corte.
Tuttavia il calendario ci ricorda che siamo a Novembre e che l’anomalia era per l’appunto questo soleggiato Comics.
Metereologia a parte, vi diamo la nostra impressione sulla Lucca Comics.
In realtà non tanto su questo evento 2022, ma proprio sulla convention di per sé (dal nostro punto di vista).

Foto ricordo con i ragazzi de La Congrega del Dado Incantato

Il punto di vista di un giocatore

Lucca Comics non è Modena Play.
La frase può sembrare tautologica, ma e tutto sommato corretta.
Nel senso che Lucca Comics offre un’offerta molto più vasta della fiera emiliana. Cosplay, fumetti, videogiochi e tutto quello che la cultura geek-nerd comprende.
Anche giochi da tavolo.
Già, i giochi da tavolo sono “un di cui”. In Volpe Giocosa, forse contrariamente a buona parte di appassionati di giochi da tavolo, siamo scarsamente o per nulla interessati a serie TV e videogiochi.
Ecco quindi motivato il titolo del paragrafo: siamo stati, nel nostro unico giorno di visita, al Padiglione Carducci e abbiamo condotto una breve incursione al Palazzo Ducale solo per la mostra di Alex Randolph.

Shamans: un gioco che volevamo provare. Adoriamo i ruoli nascosti

Uno spazio non immenso, ma con tutto quello che serve

Anche con le premesse precedenti, il padiglione Carducci non è che fosse sfornito.
Si trovavano più o meno tutti gli editori presenti a Play, sebbene in spazi più costretti.
In un frazionamento così elevato, di quello che poi è un grande tendone, spiccava sicuramente la scenografia di Hasbro per Hero Quest e Betrayal at House on the Hill.
Gli spazi, che sapevamo essere più ristretti, ci facevano temere una sorta di calca tipo “Fiera del Brigidino”, ma in realtà non si è verificata.

I moduli Fire & Water di Soul of Ankiril del prossimo Kickstarter di Tambu’

Abbiamo persino giocato

Anzi, non solo si camminava bene all’interno del padiglione, ma siamo riusciti a giocare anche a diversi giochi e prototipi.
Abbiamo visto gli avanzamenti del prototipo di Tambu’, Soul of Ankiril, rispetto alla versione di Modena e per la prima volta abbiamo giocato a Ynaros Fallin’ di Peekwik Dreams.
Entrambi i giochi andranno su Kickstarter a Febbraio.

Ynaros Fallin’ magistralmente spiegato da AntoMatto

Non solo anteprime, ma anche i giochi ai vari stand degli editori si riuscivano a provare, scegliendo proprio il desiderato e non semplicemente sedendosi al tavolo perché libero.
Esperienza inaspettata.

Il lato umano delle fiere

Oltre al “bottino”, vi risparmiamo anche tutta la retorica sull’inclusività.
Comunque sì, soprattutto per una isolata e pigra Volpe Giocosa, la fiera è un’opportunità di incontrare persone che durante l’anno senti solo tramite un computer o un telefono.
Anzi, incontri anche persone che non avevo mai visto dal vivo, come ad esempio Martina Migliore, che sta andando avanti, con nostro piacere, nel suo progetto.
Ecco, questo è un aspetto che Lucca Comics offre, come tutte le fiere.

Lo spazio che Hasbro ha dedicato ad Hero Quest: notevole

“Se mi interessano solo i giochi da tavolo, ha senso andare a Lucca Comics?”

Questa è la domanda più tipica che un giocatore si può porre e che noi stessi ci siamo posti, sia nell’organizzare il viaggio sia sull’idea di ritornare in futuro.
Martino Chiacchera commentò una delle tante foto su Facebook di un visitatore di Lucca Comics (forse di Emanuele Briano, autore di Akros).
Nel suo commento sottolineava una delle peculiarità della fiera di Lucca rispetto ad altre in formato più “classico”, come anche Play.
La fiera di Lucca è diffusa.
Sono diversi padiglioni ed eventi, senza contare Japan Town, disseminati in questa cittadina che le sue mura sospendono nel tempo.
Ecco quindi che diventa un piacere, ancora di più con le condizioni climatiche della settimana scorsa, passeggiare fra un padiglione e l’altro più che nei padiglioni stessi.
Questo lungo preambolo per dire che, al di là del contenuto a cui si è interessati, può anche essere solo piacevole vivere Lucca in questo suo contesto carnevalesco.

Il mitico sottobicchiere firmato

Logistica un po’ complessa

Va da sé che una fiera con così tanti contenuti sia seguita da un ampio e vario pubblico (senza tenere conto della qualità dei contenuti stessi e della sponsorizzazione dell’evento).
L’alta affluenza intoppa un po’ la piccola Lucca.
Noi siamo stati solo un giorno per diversi, motivi fra cui il costo esorbitante degli alberghi.
Detto questo, sembrerà un appunto triviale, ma muoversi in macchina fino ad arrivare a Lucca e parcheggiarla non è così banale.
Il locale Brico si era barricato per evitare di vedere i suoi parcheggi cannibalizzati dai visitatori.
L’altra faccia della medaglia di una “fiera diffusa”.
Ok, il parcheggio si poteva anche prenotare.
Comunque, per non traumatizzare nessuno e per non beccarci gli eventuali improperi dell’organizzazione, una soluzione si trova e senza dover noleggiare un Segway per arrivare in centro.
Ad altri sembrerà una polemica, come segnalare il caldo a Modena Fiere.
Per noi solo una considerazione.

Un prototipo di Alex Randolph. Il fascino dell’era “analogica”

La mostra di Alex Randolph

Questo è stato un pezzo caratterizzante questa edizione, che cadeva a 100 anni dalla nascita del celebre autore.
Sicuramente un evento toccante per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo o collaborarci di persona.
Tuttavia anche noi, semplici appassionati, non abbiamo che potuto ammirare i prototipi e il famoso sottobicchiere firmato (il cui significato sarebbe superfluo qui spiegare in quanto immaginiamo noto a tutti).

In conclusione

Concludendo in extra time il paragrafo sull’opportunità o meno per un solo amante dei giochi da tavolo di partecipare a Lucca Comics, la risposta è sì.
Ma vi invitiamo anche a farvi rapire semplicemente dall’atmosfera.
Se poi, per qualche motivo, dovete scegliere, allora chiaramente Play rimane la Mecca.
Tuttavia Lucca Comics, dal punto di vista dei giochi da tavolo, “ha tutto quello che serve”, laddove Romics ha lasciato un po’ questo settore negli ultimi tempi.
Ci ritroverete a Lucca l’anno prossimo? Probabile.

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