Deckscape – Furto a Venezia: ambientazione alla Ocean Eleven

Avevamo già giocato a Deckscape – Il mistero di Eldorado, per noi la prima escape room della serie di Martino Chiacchiera e Silvano Sorrentino.
Ci è piaciuta tanto da recuperarne un’altra, Furto a Venezia, che adesso andiamo a presentarvi.

Tempo di lettura 6 minuti

Se volete è una sorta anche di allenamento in vista delle prossime uscite di dV Giochi.
La coppia di autori, proprio in questo mese, tramite la casa editrice umbra ci proporrà un Deckcsape e un Dectective.
Quest’altra serie di giochi a tema investigativo è geniale nella sua semplicità. Siamo contenti se ne torni a parlare.
Per semplicità nulla da dire neppure a Furto a Venezia, che con solo un mazzo di carte vi porta dentro una storia.
L’appuntamento è all’uscita del casinò alle conclusioni.

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Deckscape – Furto a Venezia
di Martino Chiacchiera e Silvano Sorrentino
dv Giochi

Da 1 a 6 giocatori. Età 12+

Durata: 1 ora
Costo: 10 eur circa

 


Nessun componente tecnologico

Il formato di Furto a Venezia è lo stesso visto per l’altra confezione giocata.
Una scatolina contiene un mazzo di carte, front-retro. In questa confezione c’è anche una foglio piegato in due.
E’ tipo un extra, come spesso si trova nelle Unlock.
Il titolo del foglietto è “Piano del Furto a Venezia“.
E’ opportunamente chiuso in modo si possa aprire e leggere solo quando viene chiesto dal gioco.
Lo stesso dicasi per le carte, che non vanno mischiate, ma anzi hanno un ordine preciso.
La prima e l’ultima evitano errori ai giocatori, indicando il lato corretto.

Si parte senza leggere il regolamento

Non cercate un regolamento all’interno della scatola.
Non lo troverete e non ce n’è bisogno. Le prime carte vi portano per mano all’interno del mondo Deckscape.
Anche se avete già giocato, come noi, un’avventura, non saltate niente.
Il Mistero di Eldorado, più recente, ha un sistema diverso per tenere traccia degli errori e del punteggio.
Ci sembra poi di capire che ogni scatola abbia una piccola differenza nella meccanica.
Prestate attenzione.

La gang si riunisce

La gang si riunisce (credit: dV Giochi)

Alta rigiocabilità, anche se non da voi

Non vogliamo rovinarvi la sorpresa (no spoiler).
Come sapete questo tipo di giochi si può giocare una volta sola.
Una volta capita la storia, in effetti, ha poco senso rigiocarla.
Giocando a Furto a Venezia non abbiamo dovuto maltrattare nessun componente.
Al contrario, ad esempio in molte Exit e qualche Unlock, alcuni componenti risultano irrimediabilmente compromessi.
Tutto questo giro di parole per dire che se volete potete vendere, regalare o far provare ad altri Furto a Venezia dopo che ci avete giocato.

In realtà vi sta ponendo un enigma (credit: dV Giochi)

In realtà vi sta ponendo un enigma (credit: dV Giochi)

Non c’è il Bellagio ma poco ci manca

Sempre con l’attenzione di non svelare elementi che rovinino il gioco, vi raccontiamo un po’ la storia.
Niente di più di quello che trovate sulla pagina di dV Gochi o alla pagina dedicata a questa linea.
Ogni giocatore veste i panni di un ladro professionista, ormai non più in attività.
Verrà convocato però da una misteriosa lettera per un ultimo colpo.
Si riunisce così la vecchia banda che si reca a Venezia per trafugare una fiche da 1 miliardo di euro dal casinò.
Visto il valore, ovviamente non sarà facile prenderla e farla franca.

I dadi, tipico gioco da casinò (credit: dV GiochI)

I dadi, tipico gioco da casinò (credit: dV GiochI)

La particolarità di Furto a Venezia

La meccanica generale è quella descritta nell’altro articolo e per, forse, eccessivo pudore coperta da spoiler.
Chi non l’avesse letta, come dicevamo poco fa, si tratta di una meccanica davvero semplice.
Il più delle volte sul fronte della carta è proposto un enigma e su retro della carta la soluzione.
Se si sbaglia si segna un errore.
La particolarità di Furto a Venezia è che ogni giocatore interpreta un personaggio.
Se avete visto Ocean Eleven con George Clooney, i ladri sono caratterizzati all’incirca allo stesso modo.
Significa che ogni personaggio ha una specializzazione che comporta abilità speciali e informazioni che non deve palesare col gruppo.
In base al numero di giocatori, ognuno può dover gestire uno o più personaggi, senza che questo sia in realtà un intralcio per il gioco.

Cosa c’è nel foglietto all’interno della scatola

Volevamo condividere con voi cosa si trova all’interno della scatola. Non in realtà il contenuto, che rovinerebbe il gioco, ma come questo tassello si incastri con maestria nell’organico generale di Furto a Venezia.

Il contenuto del foglio piegato

Il foglio piegato va aperto subito dopo le prime carte.
All’interno trovate una mappa del casinò e, per l’appunto, il piano per il furto.
Sarebbe inutile se non dannoso scendere nei dettagli del contenuto.
Quello che volevamo dirvi è che contiene informazioni che vi saranno utili durante il gioco.
Fin qui nulla di strano. La particolarità che, preso il tempo per la lettura, il piano sarà ripiegato e non più letto per tutta la partita.
Come ricordarsi le informazioni, molto puntuali? Magari dividendole fra i giocatori?

Furto a Venezia o Mistero di Eldorado?

Boh. Probabilmente, considerato anche il costo, entrambi.
Noi abbiamo visto due esperienze di gioco differenti, unite da una meccanica comune.
La qualità degli enigmi e i colpi di scena sono gli stessi in entrambe le confezioni.
Le escape room che abbiamo visto fino ad oggi sono giochi cooperativi.
In Furto a Venezia questa componente è confermata, ma la caratterizzazione dei personaggi e il loro impiego dà responsabilità individuali.
Dal punto di vista puramente di design è una scelta vincente. Tutti i giocatori infatti devono essere equamente coinvolti, evitando che il “capiscione” di turno faccia come gli pare (giocatore alpha).
In Il Mistero di Eldorado la coppia di autori aveva mitigato questo problema con gli oggetti, ma in Furto a Venezia hanno calcato più la mano.
Ripetiamo che comunque sono due opere valide entrambe. Potreste basare la scelta, in caso di acquisto non contemporaneo, semplicemente sull’ambientazione.

Gamification e team building?

Vi sono piaciuti questi due paroloni? Fanno o no molto 4.0?
In realtà sono concetti vecchi come il mondo.
Gamification è un concetto nato nel 2010, ma significa semplicemente portare elementi propri dei giochi in contesti non ludici. Se aprite il link a Wikipedia proposto, potete vedere come nell’ottica del commercio si usasse già dal Settecento.Su due piedi ricordiamo un contest dell’ESA su missioni interplanetarie. Il tutto era organizzato e impacchettato come un videogioco, ma in realtà si stava dando un aiuto a degli esperti.

L’importanza del gioco di squadra

Un calcolo che avrebbe richiesto giorni e giorni fu svolto da migliaia di utenti online attraverso un gioco nel loro browser.
Team building è l’attività atta alla creazione di una squadra. In molti contesti è importante che la squadra lavori bene insieme. Anche nel caso di eccellenze, in qualsivoglia settore, se poi manca l’amalgama, come si suole dire, le capacità del singolo vengono sprecate.
Al contrario, un buon gioco di squadra, permette risultati migliori di quelli di un singolo.
L’insieme è più della somma delle sue parti” insomma.
Un gioco come Furto a Venezia, dove ognuno con le sue caratteristiche contribuisce al raggiungimento di un obiettivo comune, sarebbe da tenere in considerazioni per questo scopo.

Il gioco non era nuovo

Il gioco non era nuovo

In conclusione

Furto a Venezia è la seconda Deckscape che giochiamo.
La buona esperienza avuta col precedente titolo (non in ordine di pubblicazione), ci ha messo sulle tracce di nuove scatole.
Anzi, se ricordate, abbiamo anche intervistato Martino Chiacchiera, uno degli autori.
Sicuramente lodevole l’avere creato una serie che fa leva semplicemente sulla bontà degli enigmi e della meccanica, senza ricorrere a trovate estetiche o tecnologiche.
L’unica pecca è forse che non si hanno suggerimenti per gli enigmi: ci si arriva da soli oppure no.
Senza andare fuori tema, una scelta di design simile a quella presa in Fuga dal Manicomio, altro titolo di dv Giochi.
Qui qualche elemento in più c’è, ma senza scomodare chissà ché.

Per amanti delle escape room e della sostanza

Un gioco di sostanza insomma, anche Furto a Venezia. Se le app vi distraggono e non volete impazzire per capire cosa intendevano gli autori, questo gioco fa per voi.
Se nel gruppo di gioco c’è qualche persona che tende ad escludersi, anche solo per timidezza, il sistema dei ladri specialisti risolve questa problematica.

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Un po’ come diceva Ignacy Trzewiczek per il suo Detective, probabilmente dovete sfogliare il catalogo di Deckscape e trovare il tema che fa per voi.
Get Your Fun ha un catalogo ben nutrito e sicuramente c’è il vostro titolo.
Se volete provare prima la meccanica, dV Giochi offre un PnP e una prova online.

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