I Limiti alla Crescita
La mia opinione sul libro e la relazione con Limit
Prefazione
A Essen 2025 Ludonaute ha proposto il gioco Limit. Lo provai subito online su BGA e oggi ho la scatola in italiano, localizzata da GateOnGames.
Come si legge sul coperchio, il gioco è ispirato a I Limiti alla Crescita e al modello World3.
La curiosità verso il testo originale mi ha portato ad approfondirlo, e l’editore Lu.Ce è stato così gentile da fornirci una copia del libro.
Ne consiglio la lettura, magari partendo proprio da questo articolo: oltre a essere intrinsecamente interessante, permette di cogliere lo stretto legame fra libro e gioco da tavolo.
Probabilmente apprezzerete di più anche la scatola.
Il contesto del 1972
Mi immagino come fu accolto I Limiti alla Crescita nel 1972.
La cosiddetta “Golden Age of Capitalism” stava ancora distribuendo ricchezza: ampia disponibilità di materie prime a basso costo, bassi livelli di disoccupazione e una crescita del PIL sostenuta.
Nel frattempo una bandiera a stelle e strisce sventolava sul suolo lunare, piantata da Neil Armstrong pochi anni prima. Il progresso scientifico sembrava inarrestabile e destinato a diffondere una sorta di “benessere gratuito” nei decenni a venire.
Ecco quindi che un gruppo di scienziati del MIT, che dice al mondo che questa condizione di benessere (?) è effimera, poteva essere visto come un manipolo di “teste d’uovo”, magari anche un po’ hippie, che si divertono a fare previsioni sensazionalistiche dalla loro torre d’avorio.
Quello che non volevamo sentirci dire
Oltre quindi a sembrare una visione inattuale, il libro dei ragazzi del MIT non piaceva a nessuno. L’ottima prefazione di Ugo Bardi, membro del Club di Roma, lo sottolinea a ragion veduta.
Se sicuramente gli imprenditori osteggiavano I Limiti alla Crescita, anche l’ambiente cattolico, ad esempio, non avrà visto di buon occhio il trattamento così analitico di questioni quali la regolazione delle nascite.
Inoltre, gli autori dimostrano come la vera chiave di volta non sia la carenza di risorse o la loro disomogenea distribuzione. Con buona pace di comunisti e tecnocrati, anche la disponibilità di risorse, rinnovabili e non, in quantità infinità non risolve il problema.
La crescita esponenziale in un sistema con ritardi, infatti, porta instabilità anche senza scarsità immediata.
Le lenti per la nostra miopia
Anche se il problema fosse stato reale, non appariva certo imminente.
I Limiti alla Crescita lo suggerisce fin dalle prime pagine: siamo naturalmente concentrati sul “qui e ora”.
La maggior parte delle persone combatte con il quotidiano per sbarcare il lunario (un mese). Chi ha figli può preoccuparsi per il loro avvenire finché non raggiungono l’età adulta (vent’anni?).
E comunque non guardiamo più in là del nostro giardino.
Viceversa, le questioni che regolano la società nel suo complesso coinvolgono l’intero pianeta e copre un arco temporale di diverse generazioni.
Una questione ancora attuale
I Limiti alla Crescita è un libro del 1972, ma non è affatto superato. È un testo avanguardistico che invita a riflettere in modo logico e analitico su dinamiche che restano costantemente sotto i nostri occhi.
È quindi una scelta coraggiosa e meritoria quella di Lu.Ce di riproporne una traduzione italiana riveduta e corretta, così da evitare fraintendimenti e restituire fedelmente il pensiero di Meadows e collaboratori.
Finalmente nero su bianco: World3
World3 è il modello matematico che il gruppo di ricercatori del MIT sviluppò per il loro studio. Questo software si basa sulla dinamica dei sistemi, e permette di analizzare le tendenze comportamentali del sistema globale su un arco temporale pluridecennale.
Gli autori, per la prima volta, crearono un modello analitico che, per quanto impreciso e perfettibile, metteva sul tavolo dati e collegamenti oggettivi e quantitativi.
I Limiti alla Crescita è proprio il rapporto consegnato al Club di Roma, che commissionò lo studio. I risultati furono presentati in due sessioni, a Mosca e a Rio de Janeiro.
Questa è, a mio avviso, la vera rivoluzione introdotta dal libro.
Un libro accessibile a tutti
“Modelli matematici” e “dinamica dei sistemi” possono sembrare termini respingenti per i non addetti ai lavori.
In realtà I Limiti alla Crescita non entra nel dettaglio tecnico di World3, ma si concentra sui dati e sulle informazioni che alimentano il modello.
Viene mostrato, ad esempio, come i Paesi con PIL pro capite più elevato siano anche i maggiori consumatori di acciaio, con grafici sempre accompagnati da spiegazioni testuali chiare.
Concetti come crescita lineare ed esponenziale sono introdotti fin dalle prime pagine con esempi semplici: comprendere la natura della crescita esponenziale è la chiave di lettura dell’intero rapporto.
Vi accompagna nei concetti fondamentali
Una volta costruito un bagaglio minimo di conoscenze, il libro spiega come tali leggi si applichino alla dinamica dei sistemi.
Le variabili interagiscono tra loro tramite relazioni positive e negative: la popolazione, ad esempio, cresce con secondo il tasso di natalità e diminuisce secondo quello di mortalità.
L’unico vero limite editoriale riguarda talvolta la leggibilità dei diagrammi, che presentano caratteri piuttosto piccoli.
Il tema ambientale
Nonostante i dati originali del modello siano oggi superati, l’insieme delle variabili considerate resta di impressionante attualità.
Già nel 1972 erano chiari i problemi legati all’inquinamento da CO2 e pesticidi, e il libro non propone il nucleare come soluzione universale (nonostante all'epoca ci fosse un diffuso entusiasmo per questa tecnologia).
World3 tratta l’inquinamento come una variabile composita, includendo forme persistenti e a lunga latenza, senza adottare l’ottica climatica moderna ma mostrando chiaramente i meccanismi di accumulo e ritardo.
Ma senza scomodare modelli sofisticati, come fa notare l'editore Luciano Celi, abitudini come bere in un bicchiere di plastica una sola volta e poi gettarlo è qualcosa di illogico.
Come, e se, ci salveremo
Nelle ultime pagine emerge il significato profondo del titolo: non esistono “limiti della crescita” in senso fisico, ma limiti alla crescita economica incontrollata. Forse dovremmo noi porre dei limiti alla crescita, per l'appunto?
La citazione di Bertrand Russell daElogio dell’ozio (1932) risulta sorprendentemente attuale. E' inoltre un modo di vedere che sta attecchendo in alcune culture e nelle nuove generazioni, per fortuna
Evito di entrare oltre nel dettaglio per non togliere il piacere della lettura.
Dal libro al gioco: Limit
Alexandre Poyé è riuscito a sintetizzare efficacemente I Limiti alla Crescita nel suo gioco Limit.
Nelle partite su BGA mi sono ritrovato a fronteggiare le stesse dinamiche descritte nel libro: popolazione in crescita, maggiore domanda di cibo, terre fertili che scarseggiano e soluzioni sempre più inquinanti per rendere più produttive quelle disponibili.
Il ceto medio, in crescita, richiede maggior quantitativi di beni industriali. Per incrementare il loro rateo di produzione allora servono macchinari che richiedono combustibili fossili, anch'essi limitati e inquinanti. E a volte si ricorre a conflitti per procurarseli.
Si parte da una nazione sobria e apparentemente ricca di risorse, ma bastano pochi decenni perché l’equilibrio diventi fragile e far galleggiare il sistema diventa arduo.
Libro e gioco meriterebbero entrambi spazio nelle scuole.
Come è andata a finire?
I Limiti alla Crescita è stato contestato perché, come riportato in prefazione, alcune previsioni — che il libro non fa in senso stretto — sono state ritenute non verificate.
Sempre Ugo Bardi nella prefazione cita Ronald Bailey (1989). In maniera più organica, Models of Doom (1973) analizza in modo critico, punto per punto, il rapporto del Club di Roma.
Viceversa, un articolo pubblicato su The Guardian nel 2014 trova una buona coerenza fra gli andamenti proposti ne I Limiti alla Crescita e i dati attuali.
Poco importa in realtà, perché I Limiti alla Crescita non ha lo scopo di essere un libro profetico.
Aprire un dibattito
Gli autori sono chiari: World3 non è una sfera di cristallo. La difficoltà di previsione è accentuata dalla rapidità dei processi esponenziali e dai ritardi nelle risposte correttive.
I diversi “modelli mentali previsionali”, promossi da una parte o dall’altra anche con un’onestà intellettuale talvolta opinabile, vengono qui messi da parte in favore di un modello scientifico investigabile in modo oggettivo e — giustamente — criticabile.
La crisi petrolifera del 1973, l’uscita degli Stati Uniti da Bretton Woods e la fine dell’Età dell’Oro del Capitalismo arrivarono poco dopo.
Tutto il resto è Storia. E come fece notare Dennis Meadows, un estensore del rapporto, il mondo comunque si salverà: lo fa da miliardi di anni. I Limiti alla Crescita pone piuttosto l’interrogativo se noi ci salveremo con lui.
Un plauso va invece alla casa editrice Lu.Ce, che propone una nuova traduzione più fedele, arricchita da prefazioni di grande valore firmate da personalità come il già citato Ugo Bardi e Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF.