Penso di averlo già scritto: sono un fan de “Il Signore degli Anelli” della prima ora.
Il VHS con il cartone animato del ’78 l’ho consumato.
E da lì la copia della Rusconi, in Italia all’epoca rara, e a seguire il resto.
Potevo perdermi The Lord of the Rings: Fate of the Followship?
In realtà poi mollai il colpo quando Tolkien divenne mainstream, un po’ come mi è accaduto per Dune.
Tuttavia, dopo la delusione dell’interpetazione di 7 Wonders Duel a tema Signore degli Anelli (LOTR), Fate of the Fellowship mi è sembrata una potenziale occasione di riscatto.
La sua uscita ufficiale, a quanto ne so, dovrebbe essere in concomitanza con al GenCon 2025 a Indianapolis.
The Lord of the Rings: Fate of the Fellowship


Autori
Matt Leacock

Editore
Z.Man Games
(Asmodee in Italia)

Giocatori
1-5

Età
14+

Durata
1-2 ore

Costo
N/A
Chiaramente non siamo di fronte ad una recensione.
Vorrei solo condividere con voi la mia esperienza di gioco a The Lord of the Rings: Fate of the Fellowship dopo alcune partite su BGA e un po’ di investigazione su Tabletop Simulator
Versione digitale: un assaggio su BGA, il resto su Tabletop Simulator
E’ già disponibile su BGA.
Chiaramente è un’esperienza di gioco limitata. Questo vale non solo, come sempre, per la mancanza dell’esperienza tattile e visiva dei materiali.
Mi riferisco proprio alla scelta dell’editore ha messo a disposizione solo una parte del gioco.
Nell’articolo trovate anche un esercizio di estrapolazione che si basa su un nostro insight.
Tenete comunque presente che è disponibile gratuitamente anche una versione su Tabletop Simulator (TTS), completa e con un buon lavoro di scripting.
Nazgûl volanti e meeple cool: il mix che non ti aspetti
Partiamo proprio dalla parte dove BGA è meno utile, ovvero la parte dei materiali.
Non mi sorprende ci sia la torre lancia dadi. L’occasione era troppo ghiotta e l’editore non poteva che creare questo catafalco preso dalla Torre Nera di Mordor. C’è pure l’Occhio, se ve lo state chiedendo.
E anche per i Nazgul che fai? Non ci metti delle miniature con uno stand tipo aeroplanino Wings of Glory? (Da capire se già all’interno del gioco base oppure un add-on).
Per il resto nessun’altra stravaganza da segnalare.
Anzi, abbiamo evitato le miniature anche per i personaggi. Un bene, visto che fatico già a distinguere quelle di Nemesis.
Trovo che la scelta di usare meeple sagomati e di diverso colore, con l’aggiunta di uno sticker, sia una soluzione funzionale. Già apprezzata in Haunted Lands.
A differenza di Dune Imperium, non è stata adottata una grafica ispirata al film. Questo può rendere le immagini meno riconoscibili o, al contrario, più apprezzabili da chi preferisce un approccio indipendente dalla fanbase della trilogia.

(credits: wargamer.com)
Dall’epidemia alla Terra di Mezzo: il tocco di Leacock
Beh, in realtà è l’informazione più importante. L’autore di Fate of the Fellowship è Matt Leacock.
E’ un nome che non necessita presentazioni e che deve la sua notorietà, principalmente, a Pandemic.
La sua capacità è stata poi quella di declinare questa meccanica in altre opere.
Sicuramente Fate of Fellowship è una di queste, ma da non dimenticare neppure Iberia e La caduta di Roma.
Tenete a mente in particolare questo ultimo titolo: torneremo sul punto.
Un Anello per domarli… e tante quest da completare
La lore è quella che vi potete aspettare da un gioco a tema a LOTR.
Abbiamo quindi Frodo che parte dalla Contea per andare al monte Fato per buttarci dentro l’anello.
Prima di arrivare a Mordor deve portare a termine anche quest intermedie, obiettivi dei giocatori.
Frodo non sarà comunque da solo, ma ci saranno anche tutti gli altri personaggi, appunto, della Compagnia.
Ognuno ha le sue abilità speciali, in linea con la lore di LOTR.
Contro di loro ovviamente le forze del male: Nazgul, Occhio e una bel di Truppe Ombra.
Sono questi i meeple che “rincorrono” i nostri amici e sono previste battaglie per eliminarli.
La Compagnia, a suo supporto ha meeple simili, le Truppe Amiche. Ci sono nani, elfi e umandi da Rohan e Gondor.

La mia verità scomoda sul Pandemic system
Si dice che chi scrive non dovrebbe riportare un giudizio che si basa semplicemente su propri gusti personali.
Sono in disaccordo con questa opinione. Sapere quale è la mia propensione verso un gioco vi permette di pesare quanto scrivo e valutare la possibilità che la mia opinione, come direbbero quelli bravi, sia affetta da bias.
Detto questo non sono un grandissimo fan del Pandemic system. Soprattutto nella sua prima istanza, Pandemic plain vanilla.
Zompare qua e là per il set collection delle carte lo trovo un po’ banale.
Poi chiaramente parliamo di un titolo family, quindi ok. Semplicemente non è la mia cup of tea.
Diversa è stata la mia opinione per Fate of the Fellowship.

Oltre la pandemia
Sebbene nella libreria di Volpe Giocosa manchi Pandemic, abbiamo i già citati Iberia e La Caduta di Roma.
Le trovo migliori interpretazioni. In particolare trovo interessante la scatola dedicata alla lotta contro i barbari.
Superato il problema sanitario, il Pandemic System si mette al servizio di un tema diverso.
E Leacock ne attinge a piene mani. Cerchiamo di essere più puntuali.
Elementi comuni
- I percorsi per i cattivi
Come in La Caduta di Roma i felloni partano da una loro fortezza e seguono un percorso tracciato sul tabellone per arrivare alle roccaforti dei bravi ragazzi.
E’ una roba che funziona. Anche se in Fate of the Fellowship l’autore ha calcato un po’ la mano.
Al primo impatto si è un po’ disorientati e sembra di guardare una cartina automobilistica di fine Anni 90. - Combattimenti
In Fate of the Fellowship ci sono più varianti, ma Leacock ripropone l’uso dei dadi.
E Bene vs. Male è l’equivalente di Legioni vs. Barbari.
L’utilizzo delle carte in combattimento un elemento anti-alea addizionale. - Tracciati e carte
Ovvero come il Pandemic System è implementato.
Il paragone più corretto è verso il Pandemic “padre”.
Carte Contaminazione vs Carte Ombra e Livello di Minaccia vs Livello di Contaminazione.
Tutto torna insomma.

Elementi differenti
- Risorse
In Fate of the Fellowship abbiamo i Segnalini Simbolo che sono spesi come risorse.
Spenderli permette di rilanciare i dadi o nascondersi dall’occhio.
Sono 4 differenti e non si erano mai viste in Pandemic. - Uso delle carte giocatore
Le carte sono qui intimamente collegate alle risorse, potendo essere spese in sostituzione.
Negli altri elementi di Pandemic contribuivano, principalmente, al set collection per la risoluzione degli obiettivi (che fosse debellare una malattia o allearsi con i barbari). - Obiettivi
La differenza che più mi ha convinto.
In Iberia troviamo la “Sfida alle malattie storiche” e in La Caduta di Roma la variante “Caput Mundi”.
Tuttavia non è che regalino chissà quale longevità.
In questo senso siamo di fronte a qualcosa di più simile all versione dedicata a Star Wars.
I 3 obiettivi pescati a caso a inizio partita ci mettono davanti ad una nuova sfide.
Poi dovremmo discutere quanto gli obiettivi siano differenti tra loro, ma è un altro discorso.

Tutte perse, ma sempre con stile
Su BGA ho giocato sia in solitario che con altri giocatori.
Vi spoilero già che non ho mai vinto in nessuno dei casi.
Però sono migliorato di volta in volta, non avendo mai una sensazione di frustrazione a causa delle mie sconfitte.
Magari è stato un po’ ripetitivo perché BGA permette di giocare solo con le impostazioni consigliate per prima partita.
Prima bisogna trovarsi a Gran Burrone, sconfiggere Saruman a Orthanc e guidare i popoli liberi nell’Ithilien (non necessariamente in quest’ordine).
Solo dopo si può andare a gettare l’anello nel monte Fato.
In questo modo Fate of the Fellowship ripercorre tutta la trilogia.

Frodo via terra? Nah, oggi si va in crociera
Ci sono comunque diversi modi per risolvere gli obiettivi. La cosa migliore è adeguarsi alel carte che si hanno in mano.
Anche la composizione della Compagnia ha il suo peso (e ci sono 12 personaggi possibili e se ne usano 5 al più).
Eomer vi darà una mano al Fosso di Helm e poi verso Saruman, mentre Gandalf può muoversi più velocemente con Ombromanto.
E’ capitato che Frodo sia passato da Gran Burrone, ma l’ho anche fatto navigare di Porti Grigi subtio verso Dol Amroth, con un certo what if se volete.

Pandemic chi? Qui la contaminazione ha le ali nere
Generalmente arrivo nell’Ithlien con un buon numero di truppe dei Popoli Liberi.
Boromir in questo è fantastico.
Il problema è che nel frattempo gli orchi risalgono verso l’Erebor e Dul Guldur.
Ho provato, quando disponibile, anche a tenere botta con Gimli che arruola nani come non ci fosse un domani. Ma prima o poi cede.
Probabilmente sono lento, lasciando tempo al Livello di Minaccia di alzarsi. Come il Livello di Contaminazione in Pandemic, se sale tutto diventa più complicato.
Così, quando le Truppe Ombra arrivano nei Rifugi (termine che include tutti i punti “iconici” dei Popoli Liberi) il tracciato della Speranza crolla.
Senza contare, che accidenti a loro, i Nazgul si addensano sempre dove ci sta Frodo e le ricerche dell’Occhio me lo demoralizzano ulteriormente.
In conclusione
Come scrivevo non è che Pandemic sia il mio gioco preferito. Pensò però che vi abbia trasmesso come Fate of the Fellowship mi abbia coinvolto.
Per fortuna, mi viene da dire, Leacock mette il Pandemic system al servizio della narrazione. Nello stesso modo in cui avviene ne La Caduta di Roma.
Anzi. Nel gioco dell’Impero Romano ci sono ancora i virus di Pandemic, travestiti da barbari. Da una parte curi una malattia, dall’altra stipuli alleanze.
In Fate of the Fellowship ci sono gli Obiettivi, dove ne scegli 3 su 23, per un migliaio di combinazioni diverse.

Nazgul volanti? Se c’è Tolkien, ci stanno!
La forza di Fate of the Fellowship è proprio nella narrazione a mio avviso.
Nessun fan di Tolkien se lo perderà. E quindi ci sto anche ai super-pimpati Nazgul che volano sul tabellone. Come gli alieni di Nemesis sono funzionali a portarti al centro dell’azione.
Tollero meno un Agricola o un Puerto Rico, dove le miniature rendono queste scatole troppo barocche.

Fate of the Fellowship: no lore, no party
Potrebbe però essere proprio il suo limite. Se nomi e luoghi riportati nell’articolo non solleticano la vostra fantasia o, addirittura non vi dicono niente, allora Fate of the Fellowship non fa al caso vostro.
Ci sono giochi dove conoscere la lore è un di più, ma qui è fondamentale.
Perché LOTR è ovunque. Lo trovate nella meccanica dell’Occhio, negli Eventi, negli Obiettivi e nelle abilità dei Personaggi. Ma anche nelle “rotte” intraprese dalle Truppe Ombra.
Questa meccanica, tra l’altro, dona realismo ai movimenti degli sgherri di Sauron, ma richiedono un po’ di babysitting.
Non conoscere l’ambientazione, che difficilmente si può riassumere a latere della spiegazione, banalizza davvero tanto l’esperienza di gioco.

Il fato ti è contro? Spendi una carta e non se ne parla più.
Fate of the Fellowship è terribilmente push your luck.
Non solo c’è il Mazzo dell’Ombra da cui possono uscire le peggiori nefandezze, ma ci sono anche i dadi, come ne La Caduta di Roma. E i dadi influenzano sia i combattimenti che le Ricerche dell’Occhio.
E’ però una “casualità onesta”. La scatola vi permette sempre di spendere una carta o una risorsa per “correggere” un dado.
Io ci sto, e voi?








