Stiamo in fissa con Tianxia. Da tempo adocchiamo Speakeasy. Sono entrambi due gioconi, con tanta strategia e componentistica all’interno.
Ma poi c’è Principesse Ribelli. E sicuramente, anche per intuibili ragioni, ci fai più partite di tutti gli altri giochi messi insieme.
Vediamo insieme questi ovvi motivi (e anche quelli che lo sono meno).
Parlare di Principesse Ribelli ci dà anche il pretesto di riprendere in mano i giochi di trick-taking, che vi avevamo proposto anche in formato gratuito (vedi Napoleon).
E, nello specifico, Principesse Ribelli è candidato al Community Awards, premio che verrà assegnato nel contesto del Lucca Comics 2025.
Se il gioco di oggi è tutto sommato leggero, il nostro pistolotto lo sarà come al solito meno.
Principesse Ribelli


Autori
Daniel Byrne
José Gerardo Guerrero
Kevin Peláez
Tirso Virgós

Editore
Giochi Uniti

Giocatori
3-6

Età
10+

Durata
45′

Costo
20€ circa
Un mazzo ribelle da 48 carte
Principesse Ribelli è un mazzo di carte. Punto.
Il cuore del gioco è infatti formato da 48 carte numerate da 1 a 12 nel caso di partite a 6 giocatori, che poi si accorcia in caso di tavoli meno popolati.
Ad ogni modo, sono sempre divise in 4 semi, come le carte francesi.
C’è poi un corollario di altre carte, come le Principesse (abilità speciali per i giocatori) e le carte Round (che meritano una menzione a parte).

Era ora.
Fiabe, balli e semi particolari
Prima abbiamo, parlato peraltro in maniera asettica, di “semi”.
In realtà, in Principesse Ribelli, per quanto astratto, c’è un tentativo di tema.
Non siamo infatti di fronte a picche o fiori, ma a Regine, Fate, Animali e Principi.
E di mezzo c’è un ballo.
Principesse con carattere (finalmente)
Generalmente non apprezziamo le ambientazioni incollate a forza. Qui, tuttavia, la trama è piuttosto originale e proposta in maniera delicata.
Se siamo abituati a vedere Biancaneve e Cenerentola come inermi e stucchevoli civette in attesa del principe azzurro, in Principesse Ribelli c’è un cambio di prospettiva.
Le indipendenti e moderne principesse non ci stanno più e vogliono evitare che al ballo si intrufolino questi provoloni.
Anche sotto mentite spoglie…

Dal bar al castello: il Traversone non ha mai mollato
Tressette è un gioco molto popolare in Italia. Si gioca in ogni bar e osteria. Diversamente da altri casi, è noto con lo stesso nome in tutta la penisola.
C’è una variante di questo trick-taking dove vince chi non fa punti. A differenza del Tressette, questa variante prende il nome di Traversone, Tressette a Perdere, Ciapanò o Rovescino a seconda di che zona d’Italia ci troviamo (e ci sono mille altri nomi).
Forse nel resto del mondo, complice Windows, giocavate a Hearts.
Ecco: Principesse Ribelli è esattamente questo gioco. Con un twist, un colpo di genio.
Regole da fiaba (ma con cattiveria)
In Principesse Ribelli si distribuiscono tutte le carte ai giocatori, dove non è previsto il gioco a squadre.
Ci sono altri passaggi, ma passiamo subito al round, al trick.
Il primo giocatore gioca una carta. In senso orario, ogni giocatore gioca anche lui una carta che, se possibile, deve essere dello stesso seme della prima carta messa sul tavolo. È la meccanica del leading suit.
Se non si hanno carte in mano per seguire il seme, si può giocare qualsiasi altra carta.
Magari un Principe.
Chi meno segna, vince
Già, ogni Principe vale 1 punto. Alla fine del round, finite tutte le carte, si segnano i punti. Lo scopo è fare meno punti possibili.
La partita si gioca su 5 round e il giocatore che ha fatto meno punti ha vinto.

I tre colpi di scena
Ci sono tre piccoli twist che citiamo in ordine di “sapidità”.
Il Rospo da otto punti (per un bacio di troppo)
L’Otto degli Animali è un Rospo e vale 8 punti. Perché? Perché se una principessa lo baciasse diventerebbe un principe stupendo.
In realtà questo è un elemento un po’ “telefonato”. In Traversone è l’Asso di Bastoni a “rompere gli schemi”. A Hearts c’era la Regina di Picche, come ricorderete.
Principesse con poteri speciali
Il secondo punto sono le carte Principesse. All’inizio della partita ogni giocatore ne sceglie una da un set assegnato e avrà cosi l’abilità speciale indicata.
Scheherazade, ad esempio, all’inizio della mano, può pescare a caso una carta da un avversario e scambiarla con una propria.
Ok, è una meccanica non prevista nei giochi classici di carte, ma è un elemento che troviamo in diversi giochi da tavolo (forse troppi).

Le carte Round: la vera magia del gioco
Il terzo punto è, secondo noi, la bomba: le carte Round.
Se ne sorteggiano 5 dalle 21 disponibili e se ne rivela una all’inizio di ogni round.
E altera le regole di quel round.
Sì, perché quella spiegata poc’anzi è la base della meccanica della mano, del trick. La carta Round cambia spesso radicalmente una regola, o comunque lo svolgersi della mano. Prendiamo ad esempio la carta Round Scarpetta di Cristallo:
All’inizio del round, ogni giocatore sceglie uno dei semi che ha in mano e
mette tutte le carte di quel seme davanti a sé, scoperte.
Il round si svolgerà con quelle carte in bella vista.
Le carte scoperte fanno ancora parte della mano di ogni giocatore e possono essere giocate normalmente.
Ecco, questa, a nostro avviso, è la trovata che spinge Principesse Ribelli.

Il successo, per noi, del trick-taking
Cat in the Box (Golden Geek Light Game of the Year Winner 2022), Jekyll vs. Hyde, The Crew (As d’Or per Esperti 2021) sono solo alcuni dei filler con meccanica trick-taking che ci sono stati proposti nell’ultimo periodo.
Saremmo quasi dell’opinione di dire che almeno ogni anno c’è un titolo con questa meccanica che vende bene.
Esistono un sacco di tentativi di ambientazioni, addirittura legata al Signore degli Anelli, e con gimmick diversi, vedi i connettori di Power Vacuum.
Ma perché funzionano?
Una categoria ben strutturata
Prima di dedicarci alle nostre conclusioni su Principesse Ribelli, rispondiamo alla domanda che ci siamo fatti poc’anzi.
O almeno proveremo a dare la nostra versione.
Non sapremmo dire nel resto del mondo, ma in Italia esistono chissà quanti giochi di trick-taking (anche se penso siano in pochi a sapere che si tratti di una “categoria”).
Tant’è che ogni gioco di trick-taking può essere decomposto in sotto-regole, secondo una terminologia standard.
Abbiamo provato a mettere insieme un glossario quanto più possibile generico.

Sembra, poi, che si possa giocare a Tressette solo con le piacentine (quando in realtà andrebbe bene qualsiasi formato a 40 carte in 4 semi).
Un formato che troviamo assai scomodo, ma la tradizione vuole così (credits: amazon.it)
Quando la tradizione incontra il filler
Questo fa sì che ci sia una base ampia di giocatori che già conoscono il gioco. Abbiamo cioè trovato l’introduttivo più introduttivo di tutti. O sarebbe meglio dire l’icebreaker per eccellenza.
Generalmente sono filler, tralasciando giochi dove questa meccanica è solo un ingranaggio di un meccanismo più grande, come in Arcs.
Un buon autore, come Knizia in Meow, può trovare poi il twist che non faccia dire ai giocatori: potevo usare un mazzo di carte da 5€.
I classici non hanno mai mollato
E qui ci tocca fare il gancio con Flip 7, ovvero il Sette e Mezzo o il Blackjack portato fra i giocatori da tavolo, depurandolo dalla componente d’azzardo.
Anche in quel caso il gioco era semplicissimo e diffuso ovunque con un nome o un altro.
La nomination allo Spiel des Jahres può solo seguire.
In conclusione
Principesse Ribelli lo abbiamo stragiocato nelle ultime settimane, complice anche il weekend a Pescara per la BGICon 2025.
È rapido e ormai nella compagnia lo conoscono tutti. E, come dicevamo, chi ha una base di giochi tradizionali di carte, lo afferra al volo.

Un layer evitabile
Le Principesse: poteri che possono confondere
Principesse Ribelli funzionerebbe anche senza carte Round o Principesse, ma sarebbe il Traversone.
Le carte Principesse non ci hanno convinto più di tanto e sembra quasi un atto dovuto quando si propone un gioco di questo tipo. Un scelta di design un po’ scontata.
Alcuni trovano ci sia stata poca attenzione nel bilanciamento dei poteri.
Non sappiamo dirvi se sia così.
Troppa confusione in un ambiente già dinamico
La realtà è che introdurle porta via tempo, ovvero aggiunge complessità aumentando solo di poco la profondità dell’acqua.
E comunque, soprattutto in partite a 5 o 6 giocatori, spezzano il ritmo della partita. Diventa cioè improbabile ricordarsi quale giocatore ha quale potere speciale e, di conseguenza, correggere la mira al proprio turno.
Spesso giochiamo senza.

Nessuna cianfrusaglia
Cat in the Box è un ottimo gioco. Oltre alle carte c’è solo un piccolo tabellone che è una necessità.
Power Vacuum ci vuole stupire ed esagera proprio con blocchetti per formare una statua, senza ricordare i già citati connettori.
Ecco, se cerchiamo un filler trick-taking ci sentiamo di approvare anche la praticità del formato. Vogliamo cioè imbastirlo in pochi minuti e portarlo in una tasca della giacca.
E con Principesse Ribelli, a differenza di altri esempi, ci siamo quasi.
Carte Round: il colpo di genio
Come anticipato nel corso dell’articolo, il vero twist sono le carte Round, sia per l’originalità della regola che vanno a modificare sia per la loro quantità, che permette sempre partite diverse dando un enorme boost di longevità al gioco.
Con un po’ di accortezza possono introdurre anche un meccanismo di catch-up negli ultimi round.
Un mazzo, tante serate
Quando ci presentarono Principesse Ribelli lo snobbammo un po’. Venivamo da una partita ad Alta Tensione e questo mazzo di carte sembrava una trovata commerciale.
Poi ci ha catturato una partita dopo l’altra, prima come filler mentre si attendeva la disponibilità degli altri giocatori, per poi portarci fino a tarda serata.
Il trick-taking non passa mai di moda.








