Quanto si coniuga il gioco da tavolo con lo sport? Quanti sportivi ci sono tra i giocatori?
Mi verrebbe da dire pochi. Siamo un popolo di hamburger, birra e tavolino, per la maggioranza.
È forse il motivo per cui i giochi da tavolo a tema sportivo trovano una certa resistenza.
E’ accaduto pure per Eleven, che strizzava l’occhio ai videogiochi di calcio manageriali. Un altro settore di poltroni.
Ecco perché trovo la pubblicazione di un gioco a tema sportivo un atto coraggioso. E cosa c’entra con PlayBall?
Lo vediamo subito.
PlayBall, localizzato da Oliphante, è un astratto in tutto e per tutto. Non c’è alcun elemento grafico o fra i materiali che richiami un qualsivoglia sport.
Del resto parliamo di una componentistica essenziale, monastica. Tutto quello che serve, nulla di più.
Il tema, se questa era l’idea del designer, è veicolato attraverso il regolamento e la meccanica.
Una partita 3 contro 3 a rugby (o football americano). Vince chi arriva per primo a 3 mete.
Sic et simpliciter.
Playball


Autori
David Florsch

Editore
Borderline Editions
Oliphante

Giocatori
2

Età
7+

Durata
20 min

Costo
15€ circa
Una componentistica solida ed essenziale
La scatola è della dimensione corretta per tenere piegato il campo di gioco, un cartoncino pieghevole grosso modo delle dimensioni di un foglio A4.
Il terreno è una griglia di caselle esagonali, che sappiamo essere probabilmente la scelta migliore in campo simulativo.
Perché in fondo PlayBall, che ripeto essere un astratto, una storia la vuole raccontare.
Non abbiamo tra le mani tre gettoni di legno colorato per parte, ma giocatori della propria squadra da muovere sul campo.
Tra l’altro il peso e le dimensioni sono pure comodi. E quel dischetto nero, che mettiamo esattamente a centrocampo durante il setup, è la palla da portare in meta.

Dritti alla meta
A fine setup avremo la palla a centrocampo e la propria squadra disposta lungo la sua linea di meta.
Si gioca a turni alternati e nel proprio turno si hanno a disposizione fino a 3 movimenti da distribuire fra i propri giocatori.
È praticamente intuitivo immaginare le azioni a disposizione:
- Muoversi su un esagono libero adiacente
- Scavalcare un’altra pedina (con la mossa della dama)
- Passare la palla
- Ricevere (o rubare) la palla da un’altra pedina
Supponendo che le prime due azioni siano intuitive, spendo due parole sull’interazione con la palla.
La palla si muove, ovviamente, col giocatore e si raccoglie quando si passa nella casella in cui si trova.
Se invece è nelle “mani” di un’altra pedina, saltandola come nella dama, la si prende.
Se il pezzo saltato è dell’avversario, si può pensare di averla rubata. Se era un compagno di squadra, gliela avrà passata in mano.
Il passaggio di palla fra due pedine non ha limiti di distanza. Deve solo avvenire in linea retta, tagliando gli esagoni sul lato.
Inoltre non deve esserci un avversario su quella “linea di vista”.

Il rischio di impallarsi
BGG riporta una durata di circa 20 minuti. È realistico. Forse qualcosa in meno la prima partita (ovviamente spiegazione esclusa).
Giocatori esperti però potrebbero impallarsi, così come può avvenire fra giocatori affetti da paralisi da analisi.
Generalmente è un difetto di design, ma diventa praticamente impossibile da evitare in un gioco con un’anima scacchistica.
Ecco quindi che nel regolamento troviamo esattamente la stessa soluzione: l’uso di un timer da scacchi.
Oltre alla versione fisica esistono ormai altre soluzioni per smartphone, anche gratuite.

La semplicità della simulazione
Chi vi scrive ha giocato, male, a basket per diversi anni. Alla base della pallacanestro ci sono i fondamentali.
Palleggio, passaggio, tiro e difesa. Dopo vengono i blocchi, gli schemi e tutto il resto.
Se ci pensate, se sostituiamo al palleggio un più generico “controllo palla”, questi cardini del basket si possono applicare al calcio.
In PlayBall è stato fatto un lavoro di estrema sintesi, che non simula apertamente nessuno sport, ma ci mette a disposizione i fondamentali del gioco con la palla.
E quando un autore riesce a cogliere quei quattro o cinque elementi necessari per sintetizzare “un’esperienza reale”, allora ha fatto un buon lavoro di design.
In conclusione
Il tema passa attraverso un regolamento, tra l’altro semplice. Parlavamo di componentistica essenziale.
Un difetto? Direi di no.
Come detto in altre circostanze, il mercato ludico è drogato dal crowdfunding.
Perché un gioco scali il ranking dei progetti, deve essere avvenente per il web. E può farlo solo a mezzo immagini.
Che faccia piacere a tutti maneggiare materiali di pregio, ok. Ma non è una scusa per non mettere il gioco dentro la scatola.
Ma torniamo su PlayBall.

La capacità di sintesi
Uno dei pregi di PlayBall è proprio la capacità di sintesi, come più volte ribadito nell’articolo. A molti questo gioco potrà sembrare impersonale e la componentistica anonima.
Altri apprezzeranno invece lo stile quasi Feng Shui. Siamo di fronte al gusto personale.
Non avrei pagato un premio, ovvero non avrei sostenuto un costo maggiore, per avere una scatola più ricca di ammennicoli.
Il materiale è esattamente quello che serve, con un prezzo al pubblico corretto per l’esperienza che PlayBall offre.

Allungarsi più del dovuto
Gli autori, oltre al bel lavoro di sintesi, hanno anche introdotto qualche eccezione nel gioco per mettere PlayBall al riparo da possibili difetti (come l’arroccarsi in difesa, il turtling).
Nulla però si poteva fare per il trascinamento. È anche vero che dovrete arrivare ad un certo “professionismo” per sentire l’esigenza dell’orologio. Professionismo che raramente si raggiunge in un filler.
Suggerisco però di provare a inserirlo a priori, per una partita più concitata che a maggior ragione vi porterà nell’agone sportivo.
Se volete evitare lo sbatti di cercarlo, c’è quello di Volpe Giocosa che funziona anche offline.
Un sandbox sportivo?
Una volta che vi portate la scatola a casa è vostra. E potete farci quello che vi pare.
Ricordo che suggerii ad un genitore di adattare un regolamento alle capacità di suo figlio (era un giochino per bambini).
Eresia! Intervenne una moderatrice: “Mi permetto di farlo solo nel caso in cui io abbia confidenza con i genitori” (?).
Non dico che fui bannato, ma poco ci mancò.
Perché non fare la propria variante?
Siccome nessuno può bannarmi da Volpe Giocosa, vi invito ad adattare PlayBall al vostro sport preferito.
L’idea che sia un gioco “rugby oriented“ me l’ha suggerito il fatto che manchi il tiro.
E se quindi levassimo la meta, ma usassimo solo l’esagono centrale e fosse un canestro?
Vi ha un po’ stancato il forte determinismo presente in PlayBall? Usate questa variante con canestro e usate un dado per determinare se il tiro va a segno.
Magari con penalità in funzione della distanza.
Attenzione: ho forse inventato un nuovo gioco?








