Alta Società: godersi la vita…con un occhio al portafoglio

Alta Società è un gioco di carte pubblicato in Italia da Studio Supernova.



E’ un gioco del famoso Dr. Reiner Knizia (vi ricordate le Città Perdute?), la cui bacheca è ricolma di titoli internazionali. Studio Supernova ci ripropone un suo grande classico: Alta Società. Pubblicato nel 1995, ha qualcosa ancora da dire. In effetti è un titolo incentrato sulla meccanica dell’Asta, ma con altri accorgimenti che andremo a vedere.

altasocietà

Alta Società
Studio Supernova

Da 3 a 5 giocatori. Età 10+

Durata: fino a 30 minuti
Costo: 20 eur circa

 


Sembra di stare a inizio ‘900

La scatola contiene un mazzo di carte di grandi dimensioni, per bustine da 79 x 120 mm, e una serie di mazzettini più piccoli, 56 x 87 mm.
E’ una versione deluxe, nel senso che è molto curata. In effetti, scatola, regolamento e le grandi carte sono davvero delle piccole opere d’arte.
Le immagini infatti sono curate da Medusa Dollmaker, al secolo la valenziana Asunción Macián Ruiz. Il suo studio d’arte si occupa di grafica a tutto tondo, vi consigliamo anche la pagina Instagram.
Lo stile è quello dell’Art Nouveau, un movimento che in Italia è noto come stile Liberty, che si affermò a cavallo del ‘800-‘900. Il richiamo alla Francia è dato anche dalle iscrizioni sulle carte, anche se non vi serviranno per giocare.
Le carte piccole, che hanno il ruolo di banconote, sono di colore diverso a seconda del giocatore. Sebbene piccole, per maggior praticità, sono anch’esse curate nei dettagli.

Le carte sono tutte da ammirare

Le carte sono tutte da ammirare

Lo scopo del gioco? Vivere appieno la vita

Il gioco, come visto nell’introduzione, è un capo saldo dei giochi d’asta. Sebbene sia una meccanica che troviamo in molti giochi (vedi Alta Tensione), qui è proprio al centro della scena.
L’asta è una meccanica che di per sé garantisce un successo. Nel senso, può piacere o no, ma funziona. Nata con i greci (il termine asta deriva poi dal latino hasta), arriva fino ai giorni nostri con eBay, ad esempio.
In questo caso i giocatori impersoneranno ricchi dandy che vorranno vivere appieno la loro vita, con champagne, abiti sartoriali e vacanze. Queste ultime amenità sono rappresentate dalle carte grandi, che vengono prese da un mazzo e messe all’asta una ad una. Ogni carta, in base alla ricercatezza proposta, ha un punteggio differente a fine partita.
Il termine del gioco avviene quando la quarta carta di un particolare set è rivelata, così da doversi in qualche modo regolare con gli acquisti.

Il portafoglio di ogni giocatore

Il portafoglio di ogni giocatore

Sì, ma un occhio al portafoglio

Ad ogni giocatore è dato un mazzetto di carte, che rappresenta le sue disponibilità economiche. Le carte sono come banconote di diverso taglio, insomma.
Al suo turno il viveur, se vuole fare un’offerta per la carta in questione, deve calare una o più carte-banconota dalla sua mano per battere l’offerta precedente. Se vincerà il giro d’asta, i suoi soldi verranno scartati, altrimenti rientreranno fra le sue disponibilità.
Fin qui niente di strano, ma al calcolo del punteggio c’è la prima innovazione o colpo di scena (twist). Il giocatore con meno denaro restante a fine partita è eliminato dalla competizione. Non importa quanti punti abbia fatto: ha perso.

Carte speciali

Carte speciali

Nella vita bisogna schivare anche qualche tiro mancino del destino

Non è tutta rosa e fiori la vita della Belle Époque. Esistano carte Disgrazia che possono dare dei malus a fine partita, come addirittura il dimezzamento del punteggio oppure l’istantaneo scarto di una carta acquistata.
In questo caso si propone una meccanica d’asta inversa. Adesso i giocatori puntano per non avere questa disgrazia sul groppone e il primo che abbandona l’asta se la prende. Tutti gli altri pagheranno la somma puntata. Altro twist.
Per fortuna esistono anche carte bonus che moltiplicano per 2 il punteggio a fine partita.

Neppure il dorso è trascurato

Neppure il dorso è trascurato

Si nasconde anche una meccanica di gestione della mano

Abbiamo detto che le carte assegnate al singolo giocatore hanno il ruolo di banconote. Alla fine della partita bisogna, come visto in precedenza, avere qualcosina da parte per non essere eliminati.
Knizia nel gioco introduce anche una gestione della mano di carte. Infatti, quanto caliamo una carta per un’offerta, torna in mano solo se non vinciamo l’asta. Non si può calare, ad esempio una carta da 10.000 franchi e prenderne una già calata da 2.000 franchi per fare un’offerta da 8.000. Niente resti insomma. E nemmeno si possono “spicciolare” 25.000 franchi in tagli più piccoli.
Può accadere, se non state accorti, che rimanete con in mano solo con banconote di grande taglio che magari dovrete puntare per carte di scarso valore.

L'asta per il paio di guanti

L’asta per il paio di guanti

Un piccolo quiz

Prima di saltare alle conclusioni vi proponiamo un piccolo quiz. Il gioco impiega franchi francesi del periodo della Belle Époque. A quanto corrispondono in euro?

Cliccate per aspetti finanziari

Non cascate nel banale errore di dividere la disponibilità economica del giocatore per 6.56, il fattore di cambio fissato all’entrata in circolazione dell euro.
Infatti, nel corso di più di un secolo, l’inflazione ha galoppato.
Per calcolare il corretto valore equivalente bisogna vedere cosa si poteva comprare con 1000 franchi all’epoca e quanti euro servono per comprare le stesse cose oggi.
In realtà nel corso degli anni le esigenze di beni di una famiglia cambiano. Per questo il paniere ISTAT, che raccoglie diversi beni e servizi, cambia di continuo.
Ogni Stato ha qualcosa di simile all’ISTAT che si occupa di queste cose.
Le statistiche francesi sono gestite dal Insee, che mette a disposizione questa tabella.

Sommando le carte-banconota di un singolo giocatore, si evince che il patrimonio è di 106.000 franchi. Usando la tabella, nel 1901 quella cifra aveva lo stesso potere di acquisto (permetteva di comprare beni e servizi) pari a circa 421.000€. Se fossimo stati nel 1914, verso la fine dell’epoca, si parlerebbe di circa 314.000€, comunque una bella cifra.
Dati antecedenti non sono disponibili.
Se siete pigri usate il convertitore on-line messo a disposizione dalla stessa Insee.

E adesso? Niente.
Però anche questo fa ambientazione.


 

Retro della scatola

Retro della scatola

In conclusione

Una panoramica

Alta Società è un piccolo cammeo di Knizia riproposto da Studio Supernova. E’ un gioco rapido che nonostante l’età non ne sente il peso. Sostanzialmente un gioco d’asta, ma l’autore tedesco introduce regole a corredo della meccanica base che rendono il titolo per niente banale.
L’eliminazione del giocatore più povero a fine partita e il fatto che le carte-banconote non siano gestibili come reali banconote del Monopoly, ad esempio, sono una marcia in più.
Senza contare che la meccanica d’asta inversa spezza la possibile monotonia del flusso di gioco.

Come gira

Il gioco parte da 3 giocatori, sotto il quale non avrebbe senso. Nelle prime partite sarete un po’ confusi, temendo di essere eliminati a fine partita per avere speso troppo. Sarete insomma combattuti fra acquistare tutto e tenere tutti i soldi in tasca. E’ però questo spirito che vi porterà a fare più partite.
In tre giocatori già bene, sebbene i giochi d’asta diano il meglio di sé all’aumentare dei giocatori. Partite un po’ più strane sono quelle dove la quarta carta che termina il gioco è in fondo al mazzo. A quel punto i giocatori si troveranno senza soldi e le aste prenderanno una strana piega. Ci può stare comunque.

Un lavoro di cesello

Un lavoro di cesello

Da acquistare?

Se vi piacciono i giochi d’asta, sicuramente sì. Rispetto ad altri giochi, vedi Warehouse 51, ha una meccanica e un flusso di gioco più snello. Alcune regole, come quella dell’eliminazione del giocatore più povero, imparerete a gestirle col tempo. Se volete un gioco d’asta immediato, ma non per questo banale, allora fa per voi.
Se volete invece qualcosa di più articolato, allora ci sono altre titoli, come il sopracitato.

La carta Calboni

La carta Calboni

L’ambientazione

Il gioco di per sé non ha un’ambientazione sentita. In realtà nemmeno ne necessiterebbe una. Tuttavia, il lavoro della disegnatrice vi porta davvero nei primi del Novecento. Vi troverete a schernivi a vicenda con gli altri giocatori con frasi del tipo “Sì vive una volta sola”, “20.000 franchi un paio di guanti?” e “Mi sto a portare i soldi nella tomba“.
In effetti il fine partita può essere visto come il fine vita del viveur che tira le somme su come ha vissuto.
Un po’ macabro? Ma no, bisogna scherzare su queste cose.

Bisogna prendere la vita come un gioco, perché se fosse davvero una cosa serie ci sarebbe poco da stare allegri.

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